Timeline

C’è un qualcosa che lega la passione di questi archeologi, che hanno trovato nella valle della Dordogna una cavità sotterranea risalente al XIV secolo, e il loro viaggio nel tempo proprio in quel luogo e in quel momento storico, in cui si svolse la terribile battaglia fra inglesi e francesi per la presa del castello di La Roque: una sorta di immedesimazione visionaria con il proprio lavoro. Quasi un faccia a faccia con i tormentati fantasmi dei cavalieri, rimasti prigionieri in quel sottosuolo e carichi ancora dell’odio che li spinse a combattersi con tutte le armi possibili per quell’epoca. E, forse, questo film sembra dire che indagare a fondo nel passato comporta prima di tutto scontrarsi con la violenza che lo animò, con il rischio di restare turbati e riportare conseguenze non indifferenti. Queste considerazioni non sono esplicite in Timeline, ma aiutano a spiegarci come mai il soggetto, tratto dall’omonimo bestseller di Michael Crichton, abbia af fascinato il regista Richard Donner, autore di opere come Superman, The Goonies, Lady Hawke, dal largo consenso di pubblico. Il modo in cui è stato immaginato il trasferimento di un oggetto in punti spazio temporali lontani, non è frutto di una fantasia sfrenata, ma come avviene nella fantascienza, è ideato secondo le prospettive dei ricercatori, che indagano sul comportamento della natura ai limiti delle conoscenze attuali. Dopo aver detto tutto questo su Timeline, ci si può chiedere se valga la pena andarlo a vedere. Dipende da quali pretese si hanno. Sì, se cerchiamo un film d’azione, con scene intense di guerra ed effetti suggestivi come frecce e palle infuocate, a scopo distensivo e senza aspettarci un capolavoro. No, se contiamo di essere presi da una trama veramente originale e da colpi di scena inaspettati. Un prodotto, insomma, abbastanza prevedibile, ma guardabile.

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