TikTok, finestra sugli adolescenti

Il nuovo fenomeno social. Video di breve durata, senza vergogna e senza adulti di mezzo

Se non siete mai stati su TikTok, dovreste farci un giro, rigorosamente in punta di piedi. Si tratta del social network in mano al colosso cinese ByteDance, in cui gli utenti condividono esclusivamente video di breve durata. L’App è stata letteralmente presa d’assedio dai giovanissimi, che si ritrovano in un cortile digitale quasi totalmente privo di adulti e che quindi si sentono liberi di esprimersi nei confronti dei propri pari. Già, perché Facebook e Instagram sono ormai popolati da tutte le generazioni, e i social – a tratti – funzionano come la vita vera: vedreste mai un adolescente esprimersi liberamente sapendo di essere visto e ascoltato dai suoi genitori o dai suoi insegnanti?

In TikTok c’è invece l’illusione che ci siano solo pari età. I giovanissimi si sentono quindi liberi di esprimersi più serenamente, in una piattaforma che non sembra lasciare il fianco a insulti e bullismo. Ecco quindi che tra una challenge (sfida a riprodurre un video scherzoso) e un hashtag i ragazzi si ritrovano a esprimere il più classico dei bisogni adolescenziali: l’attenzione di altri, senza troppi freni.

Non solo, spicca la naturalezza con cui si parla del proprio orientamento sessuale o della propria transessualità, in cerca di approvazione degli altri, ma ostentando una sicurezza più o meno apparente. Navigando tra le onde della leggerezza social, non è raro trovare studenti che annunciano imminenti operazioni ai genitali, per completare transizioni sessuali iniziate già da tempo, oppure coppie gay che esprimono i propri sentimenti.

Altro tema è la questione della famiglia allargata. Capita che i giovani utenti raccontino delle nuove famiglie dei propri genitori, divorziati e risistemati con partner che a loro volta hanno altri figli. Anche in questo caso il racconto avviene con molta naturalezza e spesso i tiktoker esprimono apertamente il proprio disprezzo verso i genitori, ma soprattutto verso i patrigni e le matrigne.

Più leggero è il tema delle crush. Il termine in inglese significa “schiacciare”, ma si utilizza per dire “ho preso una cotta”, I have a crush, mutuato in italiano come semplice sostantivo femminile. Fanno dei video in cui dicono di avere una crush, ammettendo anche di non averlo comunicato ai diretti interessati. Cercano di essere diretti ma misteriosi, speranzosi ma disperati. Ecco che il social rimuove parzialmente il velo della vergogna, perché i ragazzi non hanno la percezione reale delle migliaia di persone che seguono il video, ma aiuta a mantenere un finto riserbo, nella speranza di attirare più attenzione possibile, magari della propria crush.

La vergogna, sentimento tipico dell’età, è generata dal conflitto tra quello che sono e quello che vorrebbero essere. Il social permette loro di esprimersi come vogliono, senza giudizi. Permette di essere, almeno nei 15 secondi di video, quello che vogliono essere. Via il giudizio, via la vergogna. Pazienza se in realtà vengono osservati da migliaia e migliaia di sconosciuti, che affacciati dal loro smartphone passano annoiati da un video in cui un tizio divora schifezze a un altro con un’adolescente che rimpiange l’ex fidanzato.

Le controindicazioni di questo modo di fare aperto sono diverse, a partire dalla pressoché totale assenza di controllo e assistenza sugli oltre due milioni di iscritti (in Italia). Alla bellezza dell’esternazione di sé non segue alcun consiglio di esperti, né di persone più mature. I ragazzi inoltre tendono a farsi assorbire nel social, che non può essere certo esaustivo dei rapporti interpersonali, necessari allo sviluppo di ognuno. Il paradosso è che, pur osservati da tanti, restino abbandonati a se stessi.

L’universo TikTok sta cambiando rapidamente. Ogni giorno approdano utenti più vecchi, che ovviamente non hanno alcuna necessità di esprimere turbamenti adolescenziali. Senza questo aspetto, TikTok è una piattaforma in cui tutti scimmiottano altri, utilizzando effetti video buffi e muovendo le labbra in sincro su tracce audio. Se per una quindicenne la cosa è più che normale, per un cinquantenne l’effetto vira drasticamente sul grottesco.

Non mancano di entrare a gamba tesa anche star e aziende varie. L’obiettivo è ovviamente quello di presidiare ogni canale di comunicazione che possa portare visibilità e profitto, a ricordarci che anche la Generazione Z deve essere trattata come un target commerciale. Al momento è una finestra sul mondo adolescenziale, un’occasione per capire qualcosa in più dei teenager di oggi, tra poco sarà l’ennesimo territorio di caccia.

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