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Cultura > Arte e Spettacolo

The truth

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova


Nelle sale Robert Redford e Cate Blanchett protagonisti dell'avvincente thriller giornalistico di James Vanderbilt. Da non perdere anche "La Corte" con Fabrice Luchini e "Brooklyn" di John Crowley

Truth di James Vanderbilt con Robert Redford e Cate Blanchett

Truth
La ricerca della verità è sempre un rischio. Anche per i giornalisti seri e determinati che vogliono appurarla nei confronti dei pezzi grossi della politica. Così Dan Rather, anchorman della Cbs News, e la sua squadra d’assalto, nel 2004 indagarono su come George Bush, al secondo mandato presidenziale, fosse riuscito ad evitare il servizio militare e la guerra in Vietnam. Indagine pericolosa, finita male per i giornalisti, dato che le pressioni furono tali che la cosa venne insabbiata. Nel film di James Vanderbilt un teso e nervoso Robert Redford, sempre grande, e una star decisa e credibile come Cate Blanchett ridanno vita alla celebre inchiesta in un thriller giornalistico senza tentennamenti, scaltro e ribelle, al servizio della verità. Il racconto mantiene un profilo alto, un'etica chiara, ed è da non perdere, non solo per le interpretazioni drammatiche degli attori, ma per il messaggio di libertà d’informazione che lancia con il corrispondente prezzo da pagare.
Guarda il trailer del film

 

La Corte
Premiato a Venezia 2015 con la Coppa Volpi come miglior attore, Fabrice Luchini è un giudice severissimo, un uomo solitario conservatore, decisamente asociale e chiuso nel suo mondo impenetrabile. Ma quando incontra un antico amore, la felinità dell’uomo perde aggressività, la durezza diventa gentilezza. Il film ha la capacità di presentare la trasformazione di un uomo ruvido in una persona che non teme più di mostrare il cuore gentile e l’umanità. Naturalmente non sono tutte rose e fiori. Christian Vincent dirige con tatto un film dalla psicologia fine, fatta per accenni e con dialoghi che rivelano un'intensa capacità introspettiva. Perfetto Luchini.

 

Brooklyn
L’Irlanda degli anni Cinquanta è chiusa e pettegola e la dolce e povera Eilis non ce la fa, così emigra a Brooklyn a cercare fortuna. Ospitata in una pensione gestita da una signora energica, aiutata da un prete, la ragazza vince la nostalgia, si inserisce nel lavoro e vive una storia d’amore con un giovane idraulico italiano. La morte della sorella la costringe a tornare in Irlanda dalla madre sola. Qui il vecchio ambiente rurale la sta riprendendo nel giro delle amicizie e, chissà, di qualche amore. La tentazione di tornare dal giovane italiano che ha sposato è tanta: ce la farà?

 

L’affresco dell’America degli emigrati, come pure dell’Irlanda povera, riesce con pochi tocchi perfetto. La regia molto fine di John Crowley indaga minuziosamente le pieghe interiori dei personaggi e riesce a renderne il carattere con immediatezza. Capita oggi poche volte di assistere a un racconto così ritmato ed equilibrato, dove la dolce ragazza si rivela determinata, dove il conflitto psicologico fatto di rimorsi, nostalgie, dolori, speranze è evidenziato con tanta naturalezza. Niente di artificiale, tutto molto semplice. Un film sano, pulito, recitato da attori perfetti come Saoirse Ronan e Emory Cohen, illuminato da una fotografia realistica e a tratti poetica. Si può dire la verità dei sentimenti, la realtà di un fenomeno dolente come l’emigrazione  senza eccedere, come troppo spesso succede, ma con rigore e rispetto. Da non perdere.

 

Ancora in sala: Kung Fu Panda 3, Risorto e l’intenso ungherese The Lesson.

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