The Terminal

Un aeroporto degli Stati Uniti, in tutto simile a tanti altri, senza un’identità propria, capace di procurarci una momentanea interruzione delle attività ordinarie e di allontanarci dal mondo conosciuto per permetterci uno spostamento veloce sulla Terra. Ma se questo passaggio, generalmente breve, è interrotto per gravi motivi burocratici e viene prolungato addirittura per nove mesi, allora si viene a creare la tensione giusta per vivere un’esperienza insolita. È quanto succede al passeggero proveniente dall’est europeo, interpretato da Tom Hanks. La situazione è realistica ed è simile a quella toccata ad un profugo iraniano, che si trova da anni all’interno dell’aeroporto parigino, perché non gli danno il passaporto desiderato. L’inghippo, che Spielberg mostra in The terminal è reso attuale dalla presenza di un responsabile del controllo doganale (un interessante Stanley Tucci), ligio alle norme di sicurezza, predisposte dopo gli attentati di tre anni fa, che hanno oscurato l’immagine di un’America accogliente per qualsiasi fuggiasco in cerca di una nuova patria. L’autore avrebbe potuto puntare sulla drammaticità e sulla denuncia delle restrizioni all’immigrazione, ma ha preferito creare una commedia garbata e leggera, dando a Tom Hanks la possibilità di esprimere le qualità non comuni del suo carattere pacato e sereno, permettendogli anche gag improvvisate, che suscitano ilarità. Egli non si perde mai d’animo, né si arrabbia, è scaltro e, non abbagliato dal lusso americano, deciso a portare a compimento un desiderio del padre morto. Riesce a coinvolgere altri lavoratori della stazione, che gli diventano solidali e lo aiutano in vari modi, conferendo coralità alla sua avventura. La parte finale conclude piacevolmente questa originale commedia, anche se indulge su un sentimentalismo un po’ edulcorato, riconoscibile anche in altre opere tranquille dello stesso autore. Ma è apprezzabile per la sensibilità morale che Spielberg dichiara di avere, insieme al desiderio di regalare una ventata di serenità in un momento difficile. Ha detto che ci dobbiamo ricordare del valore di una risata e che i film di Hollywood possono e debbono assolvere ancora a questa funzione. Regia di Steven Spielberg; con Tom Hanks, Stanley Tucci, Catherine Zeta-Jones.

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