The quiet girl. Come è difficile crescere

Esce The quiet girl, di Colm Bairéad, candidato agli Oscar come Miglior film internazionale. Storia di una formazione alla libertà
Colm Bairead The quiet girl
Il regista Colm Bairéad arriva al 95esimo pranzo dei candidati agli Academy Awards (gli Oscar) lunedì 13 febbraio 2023 al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, California (Foto di Jordan Strauss/Invision/AP)

Di racconti di formazione il cinema è molto ricco. Ma quando tocca ad un lavoro così sottile e liberante come The quiet girl, si resta sorpresi, ed anche colpiti. Il motivo è semplice: il cinema è ancora capace di dire i sentimenti senza abusare di formule fisse, già datate, o di cedere alla moda dell’eccesso, del problematico tout court. Qui evita il pericolo grazie ad una regia sicura e scabra, ad una fotografia che offre l’anima – delle persone, della natura, degli ambienti (la bravissima Kate McCullogh) – e alla recitazione “naturale” del cast.

Siamo in Irlanda, nel 1981, aleggiano venti di guerra civile. Cait (la meravigliosa Catherine Clinch) ha 12 anni, vive in una famiglia numerosa: il padre anaffettivo, violento, fedifrago, la madre incinta per la sesta volta, dimessa, forse schiavizzata dal marito che è inglese. In casa c’è tensione ed anche povertà. Cait parla poco, non è compresa dalle sorelle, si nasconde, a scuola va male. Soffre. I genitori decidono di farle trascorrere l’estate presso dei lontani parenti in un altro paese: sono persone adulte e sole, senza figli, vivono in una fattoria. La “zia” che accoglie la bambina è signorile, attenta, amorevole, il marito è un duro dal cuore d’oro, lavora parecchio, è di poche parole.

Cait cresce, scopre cose nuove, gli animali, l’acqua, la terra, i sentimenti: vede la coppia parlare cuore a cuore, cosa a cui non è abituata. Scopre la gioia di vestirsi bene, di essere servizievole, impara a leggere bene. Scopre anche il doloroso segreto della coppia grazie ad una vicina pettegola: il figlio morto da piccolo. Scopre così anche la morte. Impara il dolore nascosto, segreto, vissuto con dignità e riversato come affetto su di lei. Ma la vacanza finisce e la coppia la accompagna a casa. Ce la farà ora che ha scoperto la gioia di essere amata, ce la farà con un padre del genere?.

È proprio questo il filo conduttore di The quiet girl: i bambini hanno bisogno di “sentire” l’attenzione, la cura fatta di tenerezza ma anche di disciplina amorevole, di valorizzazione dei propri talenti e sentimenti, di scoprire la libertà e la felicità. Gli adulti non fanno una bella figura, il padre di sicuro per nulla, al contrario dello “zio” che si rivela un uomo tenero. La “nuova famiglia”, anche se per poco, è un nido di amore, di rispetto. Di unione.

È il dolore che lega la coppia alla bambina: il dolore di Cait che a casa non è amata e quello della coppia priva del figlio che viene sostituito dalla ragazzina, presa dal ricordo del passato e dalla esperienza che la fa esplodere, pur nel silenzio, come piccola donna sicura, decisa e cresciuta. Delicatissimo, scarno, recitato in originale in gaelico, il film è spontaneo, ricco, emozionante: soprattutto “vero”. The quiet girl è un gioiello raro nella cinematografia attuale e nel trattare l’infanzia senza sconti ma anche senza brutture inutili. Da non perdere, per i ragazzi e le famiglie.

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