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Italia > Cinema

The Operative – Sotto copertura, un buon thriller

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Un thriller di buona fattura del regista Yuval Adler tratto dal romanzo The English teacher che è possibile vedere su varie piattaforme digitali.

 

Le sale sono ancora chiuse, ma i film girano, anche se non molti, sulle piattaforme: Sky Primafila, Google Play, Infiniti tv. Ed è su queste che si può godere un thriller di buona fattura. Niente di superlativo, ma interessante. La storia è quella di Rachel – la sempre brava Diane Kruger -, un’agente del Mossad sotto copertura. Il suo tutor Thomas – Martin Freeman, faccia qualunque, ma da buono in definitiva – le assegna una missione impossibile: andare in Iran, cercare e conquistarsi Farhad Razavi, un dirigente di una società di componenti elettroniche e sottrarli i segretissimi dati sensibili. Così sarà costretto a prestarsi ad una operazione del Mossad, che non riveliamo.

Le cose ovviamente non saranno semplici, si intricheranno, anche perché Rachel, personaggio dalle molte nazionalità e dalla diffidenza congenita, si innamora di Farhad. Ci risiamo: l’amore rende difficile l’operazione, il cuore ha le sue ragioni e la donna dovrà fare i conti con parecchie situazioni contorte, anche perchè il Mossad non perdona. Thomas del resto deve destreggiarsi tra la funzione di tutor e le leggi della segretezza spietata, per evitare morti inutili. Ci riusciranno?

Il film è interessante, non solo per l’azione carica di suspence al momento giusto, ma perchè getta una occhiata all’Iran, Paese che nonostante il regime durissimo, è vitale, ospitale, accogliente. Rachel è la classica donna forte in apparenza, glaciale, eppure ha un punto debole, il bisogno di affetto. È la parte originale dell’action thriller, che esce allo scoperto tra le pieghe dei colloqui, incontri, fughe, scontri e la morte in agguato. Il regista Yuval Adler è un buon professionista, non ha sbalzi creativi, e ciò asseconda la performance degli attori, che danno spessore a personaggi già noti al cinema ma qui più vivi, e, perchè più fragili, li  rende più “umani”.

 

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