The manchurian candidate

Si tratta di un film piuttosto complesso. È un thriller fantapolitico, ma si deve riconoscere, anche, che possiede una componente psicologica, prevalente sull’azione, che gli conferisce una fisionomia particolare. Conviene ricordare che l’autore è Jonathan Demme. Il più riuscito dei suoi lavori è stato Il silenzio degli innocenti, di cui, come egli stesso da detto, ha cercato di riprodurre l’atmosfera emotiva. L’attuale pellicola è il remake di un’altra del ’62, ambientata durante la coraggioguerra fredda. I tempi sono aggiornati a quelli d’oggi e il candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti è voluto e manovrato dalla misteriosa multinazionale Manchurian. Le tecniche per dominare la sua volontà per mezzo di microchips sono futuribili, ma ispirate alle ultime ricerche nel campo. Il tocco fantascientifico non impedisce a Demme di affrontare questioni reali. I drammi, provocati ai reduci della guerra del Golfo dalle manipolazioni della memoria, mostrano la violenza perpetuata dalla potenza economica, la sua possibilità di agire nell’ombra e la nocività arrecata alla vita sociale. Meryl Streep è la madre del candidato, una senatrice posseduta dalla sete del potere. Ella, per spiegare la risoluta fermezza esibita, ha detto che si è immedesimata con gli ideologi, quelli che sembrano non aver mai dubbi e che non ascoltano nessuno, ma agiscono ed ottengono quanto vogliono. Liev Schreiber è il figlio, diviso tra desiderio di autenticità e fama di eroismo, alla fine consenziente e succube. Denzel Washington, ex combattente indagatore, esprime con toni sofferti la tenacia del proprio ricercare e lo sconcerto per le tristi scoperte. Le loro eccellenti interpretazioni mostrano bene di quali complicazioni la mente resti vittima in un eventuale complotto di questo tipo. Il racconto non lineare, che svela poco alla volta e con cenni assai rapidi, se da un lato obbliga lo spettatore ad un’attenzione sempre tesa, dall’altro contribuisce a creare un senso claustrofobico e da incubo, mescolando realismo e visionarietà. The Manchurian candidate, senza schierarsi per nessuno dei due partiti della democrazia statunitense, è in grado di alludere efficacemente ai pericoli che minacciano sia la sua politica interna, sia le sue azioni militari all’estero, non ultimo quello di desiderare un eroe bellico come guida. Regia di Jonathan Demme; con Denzel Washington, Meryl Streep, Liev Schreiber

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