The Crown, ultima stagione

La serie sulla corona britannica disponibile su Netflix arriva alla stagione finale. Affrontati grandi avvenimenti tra cui la morte di Lady D.
The Crown, 6ta stagione. Foto: Ufficio Stampa Netflix

È anche una serie sul confitto, The Crown: sul contrasto tra libertà e prigionia, tra pubblico e intimo, tra personale e collettivo. Tra grandezza e normalità, tra responsabilità e desiderio. Tra dovere e bisogno. Tra forza da dimostrare e fragilità da gestire.

Da una parte c’è la corona, con il peso del suo luccichio, col suo simbolo tanto pressante, a volte divorante, quanto brillante. Dall’altra le persone che la difendono, che la sostengono, o che vi entrano per qualche motivo in contatto. C’è questo tema di fondo, non troppo sotterraneo, a camminare senza sosta tra l’eleganza visiva e la scrittura mai noiosa di The Crown: di un monocorde dinamico, coinvolgente, della sua calma nervosa, di un pianeggiante vivace, e se questi ossimori stanno meravigliosamente in piedi, in The Crown, è grazie a dialoghi sempre notevoli, ai ritratti verticali dei personaggi nonostante cambino gli attori nel corso delle stagioni.

È grazie a un montaggio creativo che frammenta e ricompone in modo spesso straordinario, attraente, sorprendente. Grazie a una fotografia che rimane pittorica sia che illumini il verde plumbeo della Scozia o il caldo africano di un viaggio esotico, sia che attraversi i corridoi e i saloni dei palazzi inglesi, che lo splendore mediterraneo della costa azzurra.

C’è questa dialettica costante tra persone e istituzioni, ad alimentare il racconto storico, c’è la tensione tra monarchia e mondo interiore, tra l’umano e il politico. C’è questo motore che produce energia dentro la dettagliata biografia inglese – e non solo – ripercorsa nelle sei stagioni di quella che rimane una delle serie più importanti e pregevoli degli anni a cavallo tra i dieci e i venti del XXI secolo.

Si va – attraverso la costante (super)visione creativa di Peter Morgan, dal 1947 alla morte di Lady Diana e alle reazioni dei vari personaggi di fronte alla tragedia. Questo stando ai primi quattro episodi della sesta – e finale – stagione di The Crown, distribuiti su Netflix (come tutti gli altri) dal 16 novembre scorso.

The Crown, 6ta stagione. Foto: Ufficio Stampa Netflix_DanielEscale

Il viaggio è stato lungo, percorso senza accelerazioni particolari, con un passo riconoscibile e unico, con soste e divagazioni mai fuori luogo, con focus dedicati a questo o quel personaggio, anche minori. È stato un cammino denso di accadimenti non banalizzati: la crisi di Suez, la guerra delle Falkland, lo sbarco dell’uomo sulla Luna, per citarne alcuni. E di personaggi: Carlo, il Principe Filippo, la Thatcher, Tony Blair, Mohamed e Dodi Al- Fayed. Ovviamente la Regina Elisabetta II, in qualche modo al centro del coro, personaggio più vicino alla corona e protagonista tra i protagonisti, almeno fino all’arrivo di Diana Spencer, il cui ingresso in scena, all’inizio della quarta stagione, modifica inevitabilmente il cuore della serie.

The Crown, 6ta stagione. Foto: Ufficio Stampa Netflix_Stills_DanielEscale

Non tutti i sessanta episodi totali (davvero tanti) sono dello stesso valore, e non tutte le stagioni raggiungono lo stesso livello di intensità, ma tutte – almeno rimanendo alle 54 visionate (e godute) dal 2016 a oggi – comunicano tra loro per lo stile asciutto e nutriente, per lo splendore sobrio, per l’eleganza vistosa ma mai sovrabbondante, per il respiro della vita sotto il peso del grande gioiello, per le parole abbondanti e sempre meditate, per il Novecento che pulsa, in The Crown, senza trascurare gli esseri umani.

I volti e i cuori mai polarizzati, resi invece sanamente complessi. Essi vivono nel loro ambiente senza eccessivi e semplicistici manicheismi, proprio perché il loro agire, il loro essere, viene spiegato sempre nel rapporto con questo prestigioso e ingombrante oggetto d’oro e pietre preziose. Perciò, gli ultimi sei episodi diThe Crown, in arrivo a metà dicembre, hanno già il sapore della nostalgia.

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