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Cultura > Arte e Spettacolo

The Conspirator

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

Esce nelle sale l’ultima fatica di Robert Redford: un film che ricostruisce il processo agli assassini del presidente americano Lincoln. Da non perdere

the conspirator

Robert Redford è attore e regista controcorrente. Mai commerciale. Anche questa volta propone un film – la ricostruzione del processo agli assassini del presidente Lincoln – che ruota attorno ad una domanda fondamentale: è meglio la giustizia-giusta o la giustizia-di-stato? Perché quest’ultima non esita a sacrificare il dubbio o l’innocenza presunta in nome del diritto ad una stabilità nazionale pacifica, mentre l’altra vuole il rispetto totale della giustizia, ovvero assicurare che a ciascuno venga data la possibilità di una leale e non condizionata difesa. È quanto afferma il giovane avvocato Frederick Aiken (James McAvoy) di fronte ad una corte che, alla fine della guerra di secessione e ad un popolo che “esige” una vittima sacrificale, difende Mary Surratt (Robin Wrtight) dall’accusa di essere complice del figlio, fuggito, nel progetto dell’assassinio di Lincoln.

 

La ragione di stato si scontra con la ragione dell’umanità e con la legittimità del dubbio in mancanza di prove certe. Incalzante dramma psicologico-giudiziario, come solo gli americani – diamogliene atto – sanno fare, il film diretto da Redford con mano felice, è un ottimo esempio di cinema di livello. Mai un dialogo inutile, una sequenza sbagliata, sempre un ritmo calmo ma inesorabile che dipana una evocazione di stampo teatrale con un forte contenuto etico.

 

Un esempio di cinema come si vede ormai raramente. Un gruppo di attori di straordinaria intensità. Da non perdere.

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