Thailandia: il lungo cammino verso la democrazia

Dopo vari tentativi di mediazione, il primo ministro Yingluck Shinawatra ha sciolto le Camere e indetto nuove elezioni. Circa 4 milioni di persone si sono riversate nelle strade di Bangkok. Ma il governo uscente gode ancora di grande popolarità
Il primo ministro thailandese Yingluck Shinawatra

Nessuno s’aspettava una cosa del genere per lunedì 9 dicembre, giorno che precede la festa nazione per la Costituzione thailandese: dopo vari tentivi, tutti andati a vuoto, il primo ministro Yingluck Shinawatra non ha potuto che fare l’unica cosa che le rimaneva, sciogliere le Camere e indire nuove elezioni. L’euforia ha invaso i tanti che si apprestavano a scendere nelle strade, per manifestare contro il governo. Ma man mano l'euforia ha contaminato tutti ed è stata generale.

Dicono gli organizzatori che circa 4 milioni di persone hanno letteralmente invaso le strade di Bangkok: anche molte altre città delle province fuori Bangkok hanno risposto all’iniziativa, un po’ in tutto il Paese. Un record in assoluto per la Thailandia. E il messaggio che è arrivato dalla popolazione al governo è stato chiaro e inconfondibile: il primo ministro deve dimettersi e non deve guidare il governo ad interim, fino alle elezioni che si terranno il prossimo febbraio; anzi, l’opposizione chiede che se ne vada dal Paese, magari «a Dubai, dal fratello», come hanno urlato davanti alla centrale nazionale della polizia di Stato, dove il primo ministro si è rifugiato. Il volume era davvero alto, e al decimo piano della centrale sicuramente lei ha sentito.

Potremmo riassumere alcuni dei protagonisti di queste settimane: il fuggitivo, il vero nocciolo della questione: Thaksin Shinawatra,  fratello del primo ministro, l’uomo che ha influenzato la politica del Paese degli ultimi anni a favore dei suoi interessi personali e d’azienda e continua a farlo tutt’ora, anche da lontano o da vicino, come qualcuno dice; si pensa infatti che si trovi in uno dei Paesi limitrofi dove ancora ha investimenti: diciamo lontano quanto «una chiamata a basso costo». Il suo governo ha rubato e corrotto in questi ultimi due anni circa, quando la sorella ha guidato la coalizione di governo.

L’uomo d’azione? Suthep Thaugsuban, ex deputato del partito democratico che ha lasciato la carica di deputato per guidare le manifestazioni: viene dal Sud della Thailandia e gode di appoggi negli alti, qualcuno dice altissimi, piani della politica e degli ambienti militari thai. Ma i veri protagonisti sono stati la gente comune, gli studenti, gli accademici, le infermiere, i professori, i maestri e tutti coloro che hanno voluto dire basta alla corruzione e all’indebitamento pubblico che il governo fantoccio (come viene chiamato da queste parti) stava imbastendo per accaparrarsi mazzette relative ai grandi progetti d’investimento per le infrastrutture  nazionali. I perdenti sono stati i contadini delle provincie del Nord e del Nord-est del Paese, fedeli alla famiglia Shinawatra che ha concluso alcuni progetti molto popolari, come il diritto alle cure mediche per tutti con soli 30 baht l’anno (85 centesimi di euro), per fare solo un esmpio. Hanno sempre visto nel governo di Thaksin la possibilità di rivincita verso una classe dirigente sorda alle loro necessità.

Le dimostrazioni da più di un mese a questa parte mettono in evidenza che il cammino verso la democrazia in Thailandia va avanti relativamente con poca violenza data la grande massa di persone che ha partecipato alle manifestazioni. Certo è che non è possibile governare un Paese solo per difendere interessi personali: la classe media non ci sta e non è possibile governare quando la popolazione della capitale è contraria al governo in carica. Si arriva al blocco completo della logistica e all’occupazione dei ministeri, come è successo nei giorni passati a Bangkok.

Ed ora, cosa riserverà il futuro per la Thailandia? Gli esperti dicono che «sarà un lungo cammino» anche perché il governo uscente gode del supporto della stragrande maggioranza della popolazione, ed ha un grande serbatoio di voti. L’opposizione dovrà trovare il modo di mediare e soddisfare questa parte del Paese, come anche il metodo di cambiare la Costituzione, primo appuntamento per avere delle elezioni giuste e oneste, che permettano a persone nuovi d’apparire sulla scena politica thai.

La Thailandia ha ha davanti a sé sicuramente un periodo non facile: sarà probabilmente ricco di lotte, di contese, di manifestazioni popolari. Il re rimane l’unico faro di luce vera e sicura in questa notte politica,  in questa lotta per una politica dove si pratichino valori etici universali. Il suo silenzio, ma più la sua eredità morale, il suo impegno quotidiano a favore dell’unità di tutto il Paese, di tutte le parti, dei più poveri, e i suoi discorsi, che richiamano sempre a quest’impegno di tutti i cittadini, sono l'ago della bilancia della vita sociale e politica. Il re rimane la speranza di una nuova Thailandia e la certezza che la meta è raggiungibile, guardando alla sua vita che parla di magnanimità, di comprensione e non d’esclusione di nessuna della parti contendenti.

Tutti noi, credo, vogliamo  fare un grande tifo per questo splendido Paese, tanti auguri a queste gente meravigliosa che incanta e attrae il mondo intero: forza Thailandia!

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