Terremoto alla Juventus

Si dimettono il presidente Andrea Agnelli e tutto il cda: ecco cause e nuove nomine…
Andrea Agnelli (AP Photo/Antonio Calanni)

L’intero Consiglio d’amministrazione della Juventus, a cominciare dal presidente Andrea Agnelli, si è dimesso a ieri sera. Un “terremoto” per diversi aspetti prevedibile, ma non con queste repentine procedure. Ad accelerare la scelta, decisa all’unanimità, il coinvolgimento nell’indagine Prisma per falso in bilancio e le contestazioni della Consob alla società torinese.

Agnelli lascia dunque la presidenza dopo 12 anni tra i più vincenti della storia della “Vecchia Signora” con tanto di record storico italiano di 9 scudetti consecutivi in Serie A.

Anche se l’ufficialità è attesa ad ore, il testimone passa a Gianluca Ferrero, commercialista, revisore, sindaco e amministratore di varie società: braccio destro di John Elkann, è un uomo di Exor, la holding della famiglia Agnelli che controlla la Juventus. Ferrero, spiega la stessa Exor, possiede una solida esperienza e le competenze tecniche necessarie, oltre a una genuina passione per il club bianconero, che lo rendono la persona più adeguata a ricoprire l’incarico. Sarà a questo punto la stessa Exor a comunicare la lista completa dei candidati per il rinnovo del CDA entro i termini di legge, ossia 25 giorni prima dell’assemblea del 18 gennaio.

Il calo in picchiata del titolo Juventus in forte a Piazza Affari dopo le dimissioni in blocco del cda prova le modalità forzate della decisione: sospeso addirittura per eccessiva volatilità, cede oltre 3% in mattinata. Come si può leggere dalla stessa nota diramata dalla Juventus, alla Continassa, nella serata del 28 novembre, la documentazione esaminata era relativa ai «nuovi pareri legali e contabili degli esperti indipendenti incaricati ai fini della valutazione delle criticità evidenziate da Consob sui bilanci della società al 30 giugno 2021», dopo avere in giornata «nuovamente esaminato le contestazioni della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, le carenze e criticità rilevate dalla Consob e i rilievi sollevati dalla società di revisione Deloitte&Touche».

È la fine di un’era in casa Juve, che aveva preso una china più nera che bianca dopo il faraonico ingaggio di Cristiano Ronaldo che, nonostante l’ultimo Scudetto con mister Sarri in panchina, ha sancito una parabola discendente sul piano di risultati e bilanci, finiti nel mirino dei magistrati soprattutto in relazione a gestione degli stipendi, plusvalenze e critiche della Consob.

Un periodo tormentato, con conti arrivati a registrare perdite per 253 milioni quest’anno dopo la perdita di 209 dell’esercizio precedente, senza contare l’eliminazione dalla Champions League già nella fase a gironi e lontana posizione dalla capolista Napoli in campionato, ad aggravare la situazione in prospettiva.

A mettere il carico, i continui mugugni di una tifoseria abituata a dovere vincere sempre e comunque, critica verso la dirigenza soprattutto per la scelta di riaffidare la squadra al tecnico Allegri. Ad irridere la stessa tifoseria bianconera, comprensibilmente sorpresa e frustrata già di suo per il “terremoto”, ci hanno pensato gli impietosi hashtag notturni in riferimento al famoso motto #FinoAllaFine trasmutato in #FinoAllaFinanza.

Eppure, il rinvio per due volte dell’assemblea degli azionisti, slittata prima da fine ottobre al 23 novembre e poi al 27 dicembre, era un campanello d’allarme insolito. La dirigenza, che aveva già presentato le sue contro-deduzioni all’organo di vigilanza della Borsa, si è rivolta ad altri esperti, decidendo comunque di presentare le dimissioni chiedendo al solo amministratore delegato, Maurizio Arrivabene, di restare nel suo ruolo nella fase-ponte fino al prossimo 18 gennaio

«È venuta meno la compattezza – ha scritto lo stesso Agnelli nella lettera aperta diffusa in serata: – quando la squadra non è compatta si presta il fianco agli avversari e questo può essere fatale. In quel momento bisogna avere la lucidità e contenere i danni: stiamo affrontando un momento delicato societariamente e la compattezza è venuta meno. Meglio lasciare tutti insieme dando la possibilità ad una nuova formazione di ribaltare quella partita».

Così, mentre nel romantico immaginario della tifoseria riprendono quota i nomi di Del Piero e Chiellini, il primo passo ufficiale è la nomina di Maurizio Scanavino direttore generale da parte del cda dimissionario «al fine di rafforzare il management della società». Resta da capire quale sarà l’effettivo impegno di Scanavino, che manterrà le sue cariche nel gruppo Gedi di cui è amministratore delegato.

In nottata, espressioni come “finalmente una buona notizia”, “torneremo belli come eravamo. Avanti Curva Sud”, o “finalmente tutti fuori ora aspettiamo le dimissioni di Allegri. Torneremo” corrono sui social tra alcune frange della curva dell’Allianz Stadium, all’interno della quale la società bianconera aveva segnalato alle forze dell’ordine atteggiamenti violenti di gruppi ultras, finiti poi nell’inchiesta Last Banner che ha portato alla condanna dei leader storici della Curva Sud.

Non a caso, sulla pagina ufficiale degli ultras è apparsa solo una foto con il settore al completo di striscioni come Drughi e Tradizione. Sotto i commenti, a decine, in cui viene rimarcato il fatto che senza il presidente Agnelli ora si potrà tornare in curva: “La curva sud gioisce” e “Finalmente una buona notizia, fino alla fine”, si legge.

Per essere più specifici, di certo le accuse dalle quali la Juventus dovrà difendersi sono molto serie e l’esito della vicenda giudiziaria è imprevedibile, nonché potenzialmente molto rischioso per gli attori coinvolti che, con il comunicato di ieri, pongono mediaticamente la Juventus in posizione di una parziale ammissione di responsabilità, confermando ipotesi che per la Procura sono più che fondate.

Al di là della frattura in CdA tra i consiglieri indipendenti, giustamente preoccupati, e quelli espressione dell’azionista di maggioranza, a fare subito scalpore erano state le dimissioni di Daniela Marilungo, membro indipendente del CdA e del Comitato interno di gestione rischi, sintomatiche di una divergenza di vedute.

Ora, sono due i filoni principali d’accusa sintetizzabili: il primo riguarda plusvalenze fittizie per oltre 160 milioni in 3 anni per le quali, essendo quotata in borsa, la Juventus deve applicare i principi contabili internazionali (IFRS) uno dei quali (IAS38) prevede l’obbligo di attribuire il valore netto contabile (non un valore arbitrario) a qualsiasi transazione avvenuta senza passaggio di denaro allorché non sia possibile osservare su un mercato trasparente il prezzo dell’asset scambiato; il secondo riguarda lo spostamento arbitrario di alcune mensilità delle retribuzioni dei tesserati da un anno all’altro, sostanzialmente occultando perdite che venivano spostate all’anno successivo.

Il Mondiale consentirà di fare luce su più aspetti e valutare il proseguo ma, intanto, sono giorni difficili tanto per gli juventini quanto per tutto il sistema calcio, ancora una volta invischiato in indagini che con il pallone dovrebbero avere ben poco a che fare.

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