Terra dei fuochi: i rifiuti provocano tumori e morti

Appurato il legame tra i siti di rifiuti illegali disseminati nella cosiddetta Terra dei fuochi, tra Napoli e Caserta, e l'alta incidenza di tumori, malformazioni e malattie respiratorie, grazie ad un accordo tra Procura della Repubblica di Napoli Nord e l'Istituto superiore di sanità. Ora servono interventi urgenti di bonifica e prevenzione.

Per la prima volta dopo decenni un documento ufficiale stabilisce che c’è una relazione causale, e anche di concausa, tra i siti di rifiuti presenti nella cosiddetta Terra dei fuochi, tra Napoli e Caserta, e l’insorgenza di gravi patologie tumorali, come il cancro al seno, respiratorie, come l’asma, e di malformazioni congenite.

Quello che i residenti già sapevano –, per aver vissuto sulla propria pelle malattie terribili, per aver visto ammalarsi parenti, bambini piccoli, amici, per aver guardato con orrore animali nati deformi, per aver visto l’acqua ribollire senza motivo nei pozzi –, e che in tanti, come don Maurizio Patriciello, avevano denunciato, viene dunque confermato dai dati. Il report (qui scaricabile in pdf), corredato dalle mappe di rischio e dalle tabelle con le patologie più diffuse, è il frutto di un accordo siglato nel 2016 tra la Procuradella Repubblica di Napoli Nord e l’Istituto superiore di sanità (Iss).

Lo studio ha riguardato 38 comuni, 34 dei quali ricadenti nella Terra dei fuochi, per un’estensione di 426 km quadrati. Purtroppo, restano esclusi dall’indagine molti comuni, ad esempio quelli del nolano, per i quali il registro tumori aveva già evidenziato da anni l’impennata di tumori, ma è pur sempre un valido inizio verso la rinascita di un’area martoriata dalla camorra e da imprenditori collusi e senza scrupoli, del Sud e de Nord, che hanno avvelenato queste terre dell’antica Campania felix con rifiuti di ogni tipo, dandoli spesso alle fiamme.

In base ai dati disponibili al gennaio 2017, sono stati registrati 2.767 siti interessati da smaltimento controllato o abusivo di rifiuti, anche speciali e contaminanti, in 653 dei quali c’erano stati roghi illegali. Dei circa 354.845 abitanti del territorio considerato, si è stimato che il 37% risiede entro 100 metri da uno o più siti di rifiuti, una situazione che determina l’esposizione dei cittadini a una molteplicità di sostanze pericolose.

«Si tratta – si legge nel rapporto -palesemente di una elevatissima densità di sorgenti di emissioni e rilasci di composti chimici pericolosi per la salute umana. Seppure il fenomeno sembra essere diffuso nell’intera area, le popolazioni residenti in alcuni comuni esperiscono un rischio maggiore di esposizione ai contaminanti emessi/rilasciati da siti di smaltimento di rifiuti». Tra questi ci sono i cittadini di Giugliano, Caivano, dove l’IRC, l’indicatore da rischio di rifiuti comunale, è massimo (4) e di Villaricca, Cardito, Casoria, Melito e Mugnano di Napoli, dove l’Irc è pari a 3.

Nei comuni con un maggior rischio sanitario, l’Iss ritiene «siano prioritari interventi di bonifica ambientale e l’implementazione di specifici interventi di sanità pubblica». In generale, considerando gli indicatori di salute, nell’area in esame, e nella maggior parte dei singoli comuni, Iss ha rilevato «eccessi di mortalità (periodo 2008-2015) e di incidenza (2008-2012) per tutti i tumori».

In particolare, si legge nel report, «si osservano eccessi statisticamente significativi di mortalità per i tumori del fegato e della vescica, e per i tumori della mammella nelle donne» e per i linfomi non Hodgkin. Eccessi di casi e di morti per tumori si hanno anche per il cancro ai polmoni, correlato ai continui roghi di rifiuti, per «la circolazione nel territorio di sostanze volatili emesse da diverse sorgenti e delle elevate concentrazioni aerodisperse di idrocarburi policiclici aromatici (IPA) misurate in alcuni contesti». Tra i bambini, si è osservato un aumento di mortalità per i tumori del tessuto linfoematopoietico nella fascia di età 0-14 anni.

I 38 Comuni oggetto della ricerca sono stati classificati anche in base all’Indicatore di esito sanitario (IES) che si riferisce ai picchi di malattie riscontrati. I territori con IES più elevato (classificato con la lettera D) risultano Afragola, Arzano, Casoria e Giugliano. In questi territori, ma anche in quelli classificati con indice IES C (Sant’Antimo, Melito, Marano, Casal di Principe, Caivano, Carinaro e Aversa), sono particolarmente alti i tumori alla mammella, i casi di asma, i nati prematuri, le malformazioni congenite, le leucemie nella fascia di età tra 0 e 19 anni. Per i residenti, l’Istituto superiore di sanità chiede maggiori e specifici interventi di sanità pubblica.

Per l’Iss, visti i risultati del report, che in alcuni casi possono riflettere una situazione al ribasso rispetto alla realtà, a causa della mancanza di dati pluriennali, urgono vari provvedimenti: bloccare ulteriori smaltimenti illeciti di rifiuti; la bonifica dei siti inquinati e delle aree limitrofe, che possono risultare contaminate; incentivare un ciclo virtuoso della gestione dei rifiuti; un piano di sorveglianza epidemiologica permanente delle popolazioni; implementare interventi di sanità pubblica in termini di prevenzione-diagnosi-terapia ed assistenza.

L’Istituto superiore di sanità propone inoltre di estendere le indagini anche negli altri comuni di Napoli e Caserta e dà la propria disponibilità ad effettuare nuove indagini in collaborazione con i Registri Tumori e il Registro malformazioni della Campania.

Il lavoro, dunque, è appena iniziato. Dopo i negazionisti, per i quali – anche ai massimi livelli governativi – qualche anno fa il problema non sussisteva, bisogna intervenire con efficienza ed urgenza. «Quante decine di migliaia di vite avremmo potuto salvare – si chiede Antonio Marfella, presidente dei Medici per l’Ambiente di Napoli se avessero semplicemente ascoltato senza contestare e/o negare i dati già presentati da Iss sin dal 2008 con lo “Studio Bertolaso” fino ai nostri del 2018? Non siamo felici di avere sempre avuto ragione. Siamo profondamente addolorati perché ancora oggi stiamo perdendo tempo a discutere di dati ormai arcinoti, mentre ancora in regione Campania siamo a zero impianti a norma per rifiuti industriali e tossici e siamo in Italia ancora allo zero assoluto per una tracciabilità certificata dei rifiuti industriali!»

 

 

 

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