Tempi ancora moderni

Il film di Chaplin compie 80 anni, ma è ancora affascinante come quando è uscito nelle sale a New York. I protagonisti, il Vagabondo e la Monella, non sono né ribelli né vittime; difendono la loro dimensione interiore non lasciandosi imbrigliare nelle tristezze del mondo. Come si può far storia con l’arte
Chaplin

Chaplin è riuscito a creare un capolavoro: ha usato il materiale della sua epoca e lo ha universalizzato, trasformandolo artisticamente con la sua genialità. Prendendo spunto dal suo “tempo moderno” – la Grande Depressione, con le fabbriche che chiudono, gli scioperi, la povertà dilagante, il desiderio di riscatto da tanta miseria –, Chaplin ha messo in luce i lati profondamenti umani, tristi o ridicoli, dei suoi protagonisti: lati umani che sono sempre gli stessi, allora oggi domani, e non risparmieranno mai nessuno, padroni e operai, ricchi e poveri, intellettuali e ignoranti.

 

Tempi moderni è uscito per la prima volta nella sale il 5 febbraio 1936 negli USA, a New York, e il 12 febbraio a Londra. È stato subito un successo mondiale. E non era stata una sfida da poco. In quegli anni dominava ormai il cinema sonoro, ma Chaplin ha voluto cocciutamente restare col muto. Era convinto che desse maggior ritmo all’azione, alle sue gag, che la regia fosse più fluida, che si potessero comunicare con maggiore forza le emozioni. Vinse la sfida.

 

Qualche minima concessione al sonoro la fece: è il primo dei suoi film in cui si sentono suoni della radio e di altri dispositivi; e si ode per la prima volta anche la sua voce che canta una canzone in una lingua inventata mischiando e storpiando parole di varie lingue. Scene di quella pellicola rimarranno nella storia del cinema: quando lui è incastrato negli ingranaggi della grande macchina, quando pattina con la Monella nel centro commerciale deserto, quando raccoglie una bandiera rossa caduta da un camion e si trova inconsapevolmente a guidare un corteo di scioperanti…

 

Quando Chaplin ha realizzato Tempi moderni era all’apice della sua fama. Aveva compiuto un tour mondiale dove era stato acclamato in ogni latitudine e longitudine del globo. Ma quando annunciò il nuovo film, alcuni critici – tra l’altro, quelli più vicini a lui – storsero il naso, dicendo: è un comico geniale, immenso, ma ora si è montato un po’ la testa, forse che a stare con i grandi del mondo pensa di essere anche lui uno che può marcare il destino della storia?

 

Quando però videro il film, anch’essi tacquero. E applaudirono. Si può far storia anche con l’arte. Nel periodo precedente al film Chaplin si era legato affettivamente a Paulette Goddard, la protagonista femminile del film, la Monella. E la vivacità, quell’aria deliziosamente selvaggia di Paulette regalano tocchi di leggerezza e vitalità ad ogni scena in cui compare nella pellicola.

 

La reazione al film alla sua epoca fu forte. La critica sociale evidente nelle sue scene, causò in seguito a Chaplin accuse di vicinanza al comunismo. Ma Chaplin ha sempre insistito sul fatto che non amava appartenere a movimenti: «Io non sono un comunista – diceva –, sono solo un essere umano e credo di conoscere le reazioni degli esseri umani… A me basta essere un essere umano».

 

Questa sua indipendenza di spirito si ritrova in Tempi Moderni: nel contesto sociale del film, i due protagonisti, il Vagabondo e la Monella, non sono né ribelli né vittime. Sono due individui che difendono la loro dimensione interiore non lasciandosi imbrigliare nelle tristezze del mondo. Annota Chaplin, descrivendoli: «Sono gli unici due spiriti liberi in un mondo di automi. Loro vivono realmente. Entrambi hanno uno spirito di eterna gioventù. Sono vivi perché sono come bambini, non schiacciati dalla responsabilità e dal dovere, spiritualmente liberi. Non c’è romanticismo nel loro rapporto, sono due compagni di gioco…due spiriti gioiosi che si arrangiano a vivere, dilettandosi».

 

Questa loro libertà interiore, questa gioia di vivere, trionfa nella scena finale del film, quando il Vagabondo e la Monella, si incamminano tenendosi sottobraccio verso un destino in cui tutto è ancora possibile, tutto ancora da scoprire. Una scena che commuove per la sua tenerezza, ma anche per un altro motivo: è mai riuscito qualcuno a trasmettere con così tanta forza la speranza nel futuro? Senza usare parole.

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