Taranto, si è dimesso il sindaco. La città dei due mari è in tempesta

Dopo le dimissioni di 17 consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione, si è dimesso il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci.
Taranto Foto LaPresse

Dopo l’evento della Settimana Sociale dei cattolici che ha seminato coesione, Taranto si risveglia senza sindaco. Le dimissioni di Rinaldo Melucci sono arrivate proprio mentre si discute di ripartenza e resilienza (il teatro Piccinni di Bari ha ospitato la tappa pugliese di Italiadomani, il tour proposto  da Palazzo Chigi per dialogare con i cittadini e le imprese del territorio sui contenuti e le opportunità del Pnrr), per le misure relative alla bonifica dell’ex Ilva, e aggiungono altre dinamiche di instabilità a livello di gestione e di amministrazione.

Diciassette consiglieri comunali, tra partiti di minoranza e di maggioranza, hanno formalizzato un documento irrevocabile nei confronti del primo cittadino e lo scioglimento del Consiglio comunale. Hanno pesato, forse, i rimpasti degli assessori (sette i cambi di giunta in quattro anni) ad opera di Melucci, che dovrebbe ricandidarsi alle prossime amministrative nel 2022, anche se con le spaccature interne del suo partito, il Pd, si prevede battaglia.

Ad incidere dovrebbero essere alcune scelte governative di Melucci che difende il suo operato: “Non c’entra la politica, qui non si tratta di trovare un equilibrio nella compagine amministrativa; queste persone avevano tutto, assessori, presenze nelle società partecipate, incarichi di sottogoverno, tutta la disponibilità del sindaco, persino quella del governatore e della coalizione di centrosinistra. Queste persone, semplicemente, non condividono il metodo trasparente e orientato ai bisogni della comunità che abbiamo introdotto, evidentemente non condividono nemmeno il nostro approccio nei confronti di chi avvelena questo territorio”.

Melucci parla di un programma che prevede i progetti per l’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo del 2026; le attività di promozione del centro tarantino con il progetto delle “case vendute a 1 euro” per il ripopolamento e l’imprenditorialità a favore dei giovani, oltre alle misure di bonifica dell’impianto siderurgico per cui proprio un’ordinanza del sindaco proponeva la chiusura dell’impianto maggiormente inquinante. Ancora, ci sono le opere in cantiere che si stanno mettendo in moto nella città pugliese grazie anche all’impegno dal basso di associazioni e cittadini che stanno valorizzando il patrimonio artistico-culturale rigenerando un fermento culturale. Nonostante questi cambi di rotta fondamentali per una città del Sud, che coincidono con quelli della Puglia e dell’Italia, sembrano prevalere ancora il gioco delle pedine politiche e il gioco delle parti con i politici che vedono nelle dimissioni un’opportunità per andare ad amministrare oppure, ovviamente, un rallentamento delle attività, un colpo basso per i tarantini (forse fin troppo abituati a tali dinamiche).

Seppur per breve tempo si dovrà provvedere al commissariamento del Comune, fino a quando i cittadini saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo sindaco.

Senza dubbio non si può arrestare la mole di finanziamenti, di idee, di vivacità imprenditoriale e culturale, il processo di conversione ecologica su cui Taranto sta navigando. Naufragare a causa dei condottiere politici che boicottano, da qualsiasi colore partitico, magari predisponendosi già per una campagna elettorale, semplicemente rischia di rendere il futuro delle giovani generazioni un miraggio.

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