Tappa di disperati

Dal Medio Oriente all’Australia si tentano nuovi percorsi, spesso con esito infausto.
Clandestini
Non sono un triste appannaggio delle coste italiane gli sbarchi o, peggio, i naufragi dei clandestini che, partiti dalla Libia o dalla Tunisia, cercano di approdare nel Paese europeo più vicino. Anche se con proporzioni diverse, molti mari e molte spiagge del Sud del mondo conoscono questi drammi. Soprattutto dove la presenza di isole facilita il traghetto tra sponde distanti centinaia di chilometri. Una di queste rotte è quella che copre il tratto di mare compreso tra le coste meridionali dell’Indonesia e quelle settentrionali dell’Australia. Alle insidie dell’ambiente naturale si aggiunge in questi casi la fragilità delle imbarcazioni da pesca usate, spesso inaffidabili perché fatiscenti e sottoposte a carichi eccessivi.

 

L’ultimo naufragio di uno di questi mezzi è avvenuto a metà dicembre sulle scogliere dell’isola australiana di Christmas, cioè del Natale. 27 i morti accertati, circa altrettanti i dispersi nel mare in tempesta. Imprecisato il numero dei clandestini nascosti nella stiva e scomparsi. Quaranta i superstiti salvati. Si tratta per lo più di iracheni, iraniani e afghani che avevano cercato la salvezza sulle rotte del Sud-Ovest. Nella foto, le fasi finali del naufragio con l’intervento dei soccorritori australiani.

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