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Cultura > Arte e Spettacolo

Tanto tuonò che alla fine piovve

di Attilio Menos

- Fonte: Città Nuova


Doveva far discutere e così è stato. Il Molleggiato arriva a Sanremo e attacca tutto e tutti come un fiume in piena, ma con molti detriti…

Celentano a Sanremo 2012

I vecchi proverbi contengono sempre una piccola saggezza. Ad esempio: «Tanto tuonò che alla fine piovve». E così è stato per l’ennesima attesa di Sanremo a cui, indifferenti o fan, siamo stati costretti. Eravamo preparati al superpotere verbale, questa volta interrotto non da mutismo, ma dall’irrefrenabile sete dell’inossidabile Celentano, che doveva far discutere ed è stato puntualissimo e precisissimo nel farlo.

Eppure l’età si nota, perché le forbiciate di una volta erano più graffianti; oggi si deve accontentare di attaccare la Chiesa, che non ha microfoni sufficientemente alti per far ascoltare la predica dei sacerdoti agli ultimi della fila, salvo sottolineare che poi, alla faccia degli impianti hi-fi, i preti non parlano del senso della vita e soprattutto del Paradiso. Quanto è facile, caro Adriano, toccare le corde del cuore del popolo fedele italiano!

Ma poi un sospetto. Il successivo violento attacco a Famiglia Cristiana e all’Avvenire – «Dovrebbero chiudere» –, perché anch’essi non parlano di «salvezza» e perché attaccano don Gallo che vive da sempre con gli ultimi, non sarà derivato dal fatto che le due testate cattoliche, con Franca Zambonini e Marco Tarquinio, in alcuni loro articoli, hanno attaccato la sua beneficenza caritatevole di 700 mila euro, di soldi pubblici del resto, non condivisa, nella forma e nel metodo? E poi, con grande rispetto per don Gallo, quanti preti, religiosi o religiose stanno con gli ultimi in ogni periferia del mondo, senza avere un briciolo di audience e senza neanche tivù, ma dando la propria vita?

Persino l’amico di vecchia data, Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa, ha sentito il dovere di dire qualcosa: «Per fortuna i giornali non dipendono da Sanremo e ancor meno da Celentano, le cui battute senza senso fanno ridere chi può godersi Sanremo, ma non cambiano un Paese che ha bisogno oggi più di ieri di giornali di idee e di identità, come Avvenire e Famiglia Cristiana, ma anche di tanti altri che sono l’opposto e il contrario. Questa volta – prosegue Siddi – neanche per paradossi si riesce a dare un senso a quello che un grande artista come Celentano dopo tanta attesa dice. Ha perso il senso che in altri tempi sapeva invece recuperare. Per fortuna le bussole sono altre».

Poi l’attacco di re Adriano si arcua a 180 gradi verso Monti, senza poter dimenticare i tormentoni del momento, Angela Merkel e Nicolas Sarkozy, o la Consulta, rea di non aver fatto passare il referendum elettorale. Sicuramente la legge del mercato pubblicitario farà sfregare le mani ai dirigenti Rai, pensando all’audience della prima puntata in riviera ligure, con i conseguenti introiti.

Ma la vera motivazione festivaliera, la musica, sembra di poca qualità e con molte cose déjà-vu. Ma questo è argomento del collega Franz Coriasco, a cui non intendo togliere la gioia della critica. Sono scontato, ma vorrei regalare al pur sempre ottimo cantante Celentano quella maglietta che fa capolino in tanti negozi di articoli scanzonati: «Dio esiste, ma rilassati. Non sei tu».

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