Tanti figli per Angelina

La “nuova evangelizzazione” di cui si è fatta strumento, assieme al marito, una semplice donna a Cava dei Tirreni.
Angelina Avagliano con i nipoti

Due volte, per l’orario di chiusura e il tempo limitato, ho trovato chiusi i battenti della famosa abbazia benedettina della Santissima Trinità, in una amena valle a qualche chilometro da Cava dei Tirreni. E dire che ci tenevo tanto a visitare questo grandioso complesso monumentale ricco di storia, arte e spiritualità, di cui l’anno scorso si è celebrato il millenario dalla fondazione.
In compenso, però, nella popolosa cittadina del Salernitano ho fatto conoscenza con due personaggi che da soli valevano il viaggio. La prima volta nel 1982, per intervistare Lucia Apicella, l’umile donna che con le sue mani ha dato sepoltura a centinaia di soldati d’ogni Paese caduti durante l’ultima guerra sui monti circostanti. E ultimamente, per conoscere un’altra anziana donna del popolo, meno nota di mamma Lucia, ma lei pure straordinaria nella donazione agli altri: Angelina Avagliano.
Se c’è una storia del Movimento dei focolari a Cava dei Tirreni, non si può prescindere da questa ultraottantenne originaria di Napoli, che insieme al marito ha diffuso nella cittadina campana l’ideale dell’unità, come lei stessa racconta: «Nel 1964 ero già sposata con Annibale, sottufficiale all'Arma dei carabinieri, e abitavamo a Roma: tramite una conoscente, ho conosciuto la rivista Città Nuova e i Focolari. Non ancora pratica della città, mi azzardavo in posti anche lontani pur di non mancare agli appuntamenti della comunità. Ormai avevo trovato ciò per cui vivere: amare e servire Gesù in ogni prossimo, camminando insieme a tanti fratelli».
Da allora Angelina vive questa disponibilità nel suo quartiere con grande slancio, sempre attenta alle necessità di quanti le passano accanto. Riesce a coinvolgere anche il marito, inizialmente sulle sue, per cui ben presto si costituisce attorno a loro un gruppo di amici del movimento. All’epoca non si parla ancora di “nuova evangelizzazione”, ma proprio a questo scopo sono finalizzati gli incontri periodici a casa Avagliano: aiutarsi a mettere in pratica le Parole di Cristo nel proprio ambiente, scambiandosi le esperienze relative.
Anni dopo, nel 1969 Annibale ottiene il trasferimento a Cava dei Tirreni, sua città natale; di conseguenza il gruppo romano viene affidato ad un’altra persona. Per i due coniugi si tratta di cominciare tutto da capo, anche perché all’epoca a Cava non è ancora arrivato l’ideale dell’unità.
«È stato spontaneo riunire qualche vicino interessato alla Parola di vita. La nostra casa è diventata anche un punto di riferimento per i focolarini che, nei loro viaggi di apostolato, erano certi di trovare da noi, a tutte le ore, un letto accogliente e un pasto caldo.
«Ma non erano i soli: bussavano alla nostra porta molti altri, spinti dalle più svariate necessità. Ci sembrava, a volte, di trovarci in un albergo, tale era il viavai di giovani madri con i loro bambini, di ragazzi drogati, di persone d’ogni tipo col proprio fardello. A tutti cercavamo di dare un sostegno materiale e spirituale così come ne eravamo capaci. Certamente la forza non veniva da noi stessi, ce la dava Cristo che volevamo vivesse tra noi». Privi di figli naturali, i due coniugi gioiscono per il “centuplo” promesso dal Vangelo, rappresentato da tanti figli spirituali.
Sempre in prima linea e senza badare a sacrifici, Angelina diffonde il messaggio dell’unità anche tramite Città Nuova, riuscendo a fare decine di abbonamenti; anzi, un anno arriva addirittura a raccoglierne cento.
 
Nel 1979 il dolore si affaccia a casa Avagliano: ammalatosi gravemente, Annibale deve essere sottoposto ad una operazione al cuore a Lione, presso un ospedale specializzato. L’intervento riesce, ma durante la lunga degenza i due coniugi sperimentano quanto sia dura la solitudine in un Paese dove non conoscono nessuno. «Maturai in quella circostanza l’idea di fare qualcosa per alleviare le difficoltà che molti incontrano in casi come il nostro. E appena ritornati a Cava, iniziai a prendere accordi con l'Avo (Associazione volontari ospedalieri) di Napoli per aprire una sezione anche presso l'ospedale della mia città».
Ancora oggi la sezione Avo di Cava opera con un numero crescente di operatori. Angelina ne è la presidente onoraria.
La morte di Annibale, qualche anno fa, è stata una grande perdita. Ma Angelina si sente in costante comunione con lui, ne parla come di uno sempre presente. Nella sua modestia, attribuisce a lui il merito di tutto: «Mi ha sempre sostenuta, lasciandomi libera di seguire gli impulsi dello Spirito Santo. Aveva sempre una parola buona e un’attenzione delicata verso tutti».
La salute e l’età non le impediscono di animare tuttora gli incontri della Parola di vita. Fedele abbonatrice del nostro periodico, continua ad essere punto di riferimento per tanti.

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