Supercalifragilistichespiralidoso!

“Ho una bimba di due anni che, pur capendo benissimo ogni cosa che le si dice, non parla ancora con qualche frase tipica di quest’età. Eppure io passo del tempo con lei dicendole il nome degli oggetti che mi indica… È normale o devo avere qualche accorgimento?”. Carmelina Ciapanna Campobasso Il linguaggio “fonologico” è “un” modo per entrare in relazione con gli altri, certamente non l’unico. Spesso siamo convinti di esprimerci con le parole, ma la scienza delle comunicazioni ci rivela che l’effetto persuasivo del nostro messaggio è veicolato dalle parole in misura inferiore al 50 per cento. Le espressioni del corpo (ad esempio il piangere, il ridere, ecc…), il tono della voce o gli atteggiamenti (ad esempio una carezza, un bacio, ecc…), sono modi indiretti ma fondamentali attraverso cui noi comunichiamo. Ciò è vero per gli adulti ma ancor più per i bambini che solo faticosamente, attraverso prove, errori, incoraggiamenti, acquisiranno quell’incredibile caratteristica della specie umana che è il linguaggio verbale. Lo sviluppo della capacità del linguaggio dipende dalla integrità anatomica e funzionale di numerosi sistemi: il sistema uditivo per recepire i suoni, l’integrità di alcune zone del cervello per elaborarli, una struttura anatomica (palato, corde vocali, ecc…) in grado di trasmettere il suono. Il processo di apprendimento del linguaggio avviene a tappe. Verso i 9 mesi inizia l’imitazione dei suoni prodotti dagli altri; a 18 mesi il bimbo spesso ha un vocabolario di 10 parole, mentre esiste un’ampia variabilità e non è insolito che sappia formulare poche o nessuna parola fino a 20 mesi o oltre. Alcuni bambini, per i quali lo sviluppo di un linguaggio comprensibile è ritardato, hanno tuttavia un ricco gergo, con molte intonazioni e pause di linguaggio. È inoltre tipico del 2° anno di vita l’uso di parole singole per esprimere situazioni nelle quali l’adulto ne userebbe di più (ad esempio “mamma” per “vieni mamma”, “voglio la mamma”, “dov’è la mamma”). Spesso osserviamo bambini normali, in cui il linguaggio è ritardato fino a 18-20 mesi, che hanno in seguito una rapida acquisizione di parole e significati e mediamente entro il secondo compleanno sono capaci di comporre una frase di tre parole. La normalità o meno di un ritardo linguistico andrà comunque valutata caso per caso, anche in considerazione del più o meno adeguato (per l’età) sviluppo psico-motorio del piccolo. Ogni volta che parlo delle tappe di acquisizione del linguaggio mi viene in mente di quando i miei figli (ognuno dei quali ha parlato a età diverse!) avevano più o meno l’età della sua bimba e, per intrattenerli, guardavo con loro il bellissimo film Mary Poppins. Nel film vi è una parola magica, che ha avuto su di me l’effetto di farmi ogni volta sorridere e ritornare la voglia di giocare: sarà forse questo il linguaggio che noi adulti dobbiamo imparare dai bambini?: “Fino a 5 anni non diceva una parola, ma poi all’improvviso disse supercalifragilistichespiralidoso!… “.

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