Sulle orme di Edipo

Gli innumerevoli piedi conficcati sull’edificio di mattoni rimandano all’erranza di Edipo, zoppo ad un piede. Li ritroveremo pure sulle porte dorate della città di Atene. Altri elementi scenografici densi di simboli arcaici firmati da Mimmo Paladino, determinano la messinscena di Mario Martone dell’Edipo a Colono di Sofocle. Intrecciando la mitologia col nostro tempo, il regista napoletano conclude magistralmente la sua trilogia tebana dentro lo spazio di archeologia industriale del teatro India. E lo sfrutta (conoscendolo a fondo in quanto da lui stesso creato ai tempi della direzione artistica allo Stabile di Roma) in tutte le sue potenzialità. Fa iniziare all’aperto la peregrinazione di Edipo, il re di Tebe accecato di sua stessa mano per non aver voluto vedere gli orrori di cui egli, parricida e incestuoso, era stato causa e vittima. Con il suo dolore, egli vaga, insieme alla figlia Antigone, in terre straniere per espiare le sue colpe. Nel vestirlo con abiti lisi, un plaid sulle spalle, il piede coperto da un sacchetto di plastica; e con Antigone, anch’essa in abiti da profuga, Martone si riallaccia alla realtà di immigrati presenti nel precedente Edipo re. Di quel memorabile allestimento ritroviamo pure – entrando nel chiuso della sala dominata dominata da un trono in cima ad una bianca scalinata – una grande vasca. Qui l’acqua purificatrice si tingerà di rosso- sangue dopo lo scontro armato tra bande rivali: le guardie di Creonte, giunto da boss in carrozzella a bordo di auto sgommanti per rapire Antigone e Ismene; e quelle di Teseo, il re che ha accolto benevolmente l’esule. Errando anche noi spettatori, mescolati col Coro, giungeremo accanto ad una passerella in salita che conduce all’esterno fra i canneti dove Edipo si avvia, per il riscatto finale, verso la luce della morte che inonda il bosco sacro delle Eumenidi. All’aprirsi di gigantesche porte entreremo, infine, nell’ultimo ambiente fra resti di corazze sulle quali giacciono dei mitra. Li brandiranno i soldati ateniesi, dopo aver baciato sinistramente il bastonereliquia di Edipo donato a Teseo, per avviarsi in guerra. Spettacolo superbo, coinvolgente, di grande comunicatività per il disegno unitario con cui Martone compie una riflessione sul dolore, sulla vita, sulla crisi della democrazia in tempi di conflitti, avvalendosi di un cast di attori di razza. Tra questi Toni Bertorelli, Andrea Renzi, Valerio Binasco, Paola Bacci, Gianfranco Varetto. All’India di Roma fino al 13/6.

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