Sulla via del dialogo

Èsabato 15 marzo, e nella campagna aretina la neve scende lentamente, posandosi sugli alberi appena in fiore che circondano l’antica villa di Tregozzano, sede del locale Centro Mariapoli. L’ultima coda di questo bizzarro inverno non invoglia certo alle serate fuori porta, ma l’appuntamento è di quelli tra amici di lunga data: sono cento e più le persone presenti, provenienti da varie località toscane, che si ritrovano periodicamente per trascorrere una serata insieme. Le “Cirocene”- Nicola Cirocco le organizza con competenza e passione – sono infatti insolite e originali iniziative di promozione umana e solidarietà, in cui vengono presentate “altre” culture, allo scopo di favorire l’incontro e la reciproca conoscenza. A partire dalle tradizioni culinarie alle espressioni più squisitamente artistiche, hanno trovato spazio la cultura senegalese e quella medievale, la vicenda di Giordano Bruno e di Galilei, l’Economia di Comunione. “Questa volta, il menù della nostra cena sarà rigorosamente di quaresima – introduce il prof. Cirocco -: vogliamo con ciò dare un segnale di risposta all’invito fatto dal papa al digiuno per la pace, a cui, come sappiamo, hanno aderito anche persone non cristiane e non credenti. Ci è parso il più adatto per parlare del rosario, come ci proponiamo di fare oggi, nello spirito del dialogo come via di pace”. Un tema religioso dunque, certamente insolito e forse un po’ supera- to, almeno per tanta gente. Dal canto suo, sua moglie Luciana Scalacci si preoccupa di chiarire come mai “questa iniziativa sia stata stimolata proprio da non credenti. È da dieci anni che ci siamo impegnati nella via del dialogo e della fraternità, ed è con questa spinta che ci siamo sforzati di creare, appunto, momenti di incontro, “per conoscere e per conoscerci”. Nell’ascolto e nel rispetto reciproco, ci siamo sentiti arricchiti da esperienze e da sensibilità religiose diverse dalle nostre. Per ciò ci siamo proposti di conoscere meglio questa preghiera cristiana, le sue origini e il suo significato, per condividere con i nostri fratelli credenti quest’anno 2003, che il papa, come sappiamo, ha dedicato, appunto, al rosario” . È seguito un pomeriggio ricco di spunti interessanti, per nulla scontati, e persino di piacevoli sorprese. Gli interventi di carattere culturale ed artistico si sono intrecciati con numerose testimonianze che, andando a ripescare nella memoria collettiva, hanno trovato agganci con tanta parte della nostra cultura e della nostra storia, passata e recente. Così Jovin Misigaro e Muhanad Majeed, della cittadella di Loppiano, hanno parlato dell’incidenza e della diffusione di questa preghiera rispettivamente in Burundi ed in Iraq. Siro e Beppina Brogi, una coppia aretina di anziani coniugi, conservano invece ancora vivissimo il ricordo della loro infanzia, quando il rosario era una preghiera normalmente recitata dalla famiglia al completo. Una preghiera popolare, quindi, che ha cementato e vivificato la nostra civiltà contadina. Due studenti di medicina, Spartaco Mencaroni di Cortona e Morena Meacci di Firenze, hanno invece manifestato la sensibilità con cui si sono avvicinati a questa preghiera. Particolarmente apprezzato “l’approccio non confessionale” con cui lo scrittore e teologo Michel Vandeleene si è sforzato di rendere comprensibile anche ai “non addetti” questo stile di preghiera antichissimo, che è comune anche a religioni non cristiane. La ripetizione delle stesse formule favorisce l’interiorizzazione, l’assimilazione di certe verità, di certe realtà che non si finisce mai di comprendere. Non siamo soliti, in altri campi, rileggere una poesia, o ripetere il ritornello di una canzone, trovandovi sempre qualcosa di nuovo?”. Passa poi a sottolineare il ruolo tutto speciale che questa preghiera ha avuto e ha nella Chiesa cattolica. “Mi sono domandato perché essa ha avuto tanta fortuna nel mondo cattolico, e come mai sia così diffusa nelle diverse culture. La risposta è che la Vergine è molto amata. La sua figura è nella cultura cattolica la madre per eccellenza, in cui trovare aiuto a conforto. È un grande archetipo, direbbe Jung, ma va a toccare nel profondo”. La sintetica, ma documentata ricostruzione storica, frutto di una ricerca condotta da Isabella Gagliardi dell’Università di Siena, ha posto invece l’accento su un altro aspetto poco noto. Il rosario, come noi lo conosciamo, si è andato formando lentamente nel corso dei secoli. “Si può dire però che nel XII secolo ha iniziato a diffondersi l’Ave Maria, che è un misto dell’annuncio dell’angelo e del saluto di Elisabetta con un’invocazione finale. È in quel periodo che nacque lentamente quello che veniva chiamato il Salterio della Beata Vergine. “Alcuni storici – prosegue – continuano a pensare che l’inventore del rosario sia un monaco certosino di Treviri, Domenico di Prussia. Molto più probabilmente, invece, è del tutto inutile cercare di individuare l’inventore del rosario”. Ed il fatto che questa preghiera, come noi la conosciamo, sia nata col contributo di intere generazioni, e che sia una preghiera comune, nel senso più positivo, cioè alla portata di tutti, che non richiede competenze ed erudizione, è forse ciò che ciascuno si è portato via, al termine della serata. “È un modo di pregare e di meditare semplice, che si può fare ovunque, in macchina, per strada, facendo lavori banali”. Un modo di pregare da cui nessuno, proprio perché investe la realtà più profonda dell’uomo, può sentirsi del tutto escluso. “Io non sono praticante – commentava qualcuno durante la Cirocena -, ma ho compreso più in profondità il senso di questa preghiera, e della preghiera in generale” COMMENTANDO “Molte volte, specialmente in quest’epoca in cui la storia sembra piegarsi al capriccio dei potenti, ci sembra che le voci di protesta siano flebili ed inutili. Desideriamo la pace, ma ci sembra di non poter far niente per impedire la guerra. Mi è capitato più volte di recitare il rosario per la pace, assieme ad altri giovani: ogni volta sono tornato a casa certo di aver fatto qualcosa di concreto e di importante, di reale”. S.M., Cortona “Dopo aver sperimentato la ricchezza di questa preghiera, ci siamo chiesti perché il rosario non è ben visto oggi. Di sicuro, non ci piace qualcosa che evoca alla mente l’idea di un gruppetto di vecchiette che ripetono una monotona cantilena. In varie occasioni, come alla Gmg, abbiamo visto molti nostri coetanei raccogliersi spontaneamente per pregarlo insieme. Uno di loro ci ha detto che era stata l’esperienza più significativa di quei giorni. Per ciò se oggi, a differenza di una generazione fa, molti non trovano familiare questa preghiera, è solo perché deve essere reinterpretata da un’umanità che ha bisogno di sentire più vicino Dio”. M.M., Firenze “Il presente, anzi l’attimo, incalza. Correre è il verbo più usato oggi. In qualunque età si viva. Tutto ciò che esula dalla routine superorganizzata sembra abbia difficoltà a trovare un piccolo spazio. In tempi così frenetici, la pensosità, il dialogo pacato, la stessa interiorità sembrano “cose altre”. Per ciò mi sembrano importanti queste iniziative”. A.T., Arezzo “A richiamarci su un vasto orizzonte, che si va incupendo di ora in ora, la voce inerme di un papa vecchio e infermo sembra scompaginare le nostre piccole certezze”. A.G., Arezzo “Il rosario è una preghiera popolare, che ha segnato ed unito nella sua pratica intere generazioni di ogni parte del mondo, anche se con caratteristiche diverse.Quindi, anche affrontare a più voci questa forma di preghiera che è stata radicata soprattutto nel mondo contadino è a mio parere anche questo un modo per andare alle radici della nostra tradizione, e non solo”. C.G., Cortona “È solo un pensiero mio, ma a me piace pensare che il papa, nel riproporre oggi questa preghiera, abbia voluto richiamare l’attenzione sull’importanza e sulla forza delle cose fatte insieme”. L.S.,Abbadia San Salvatore “Io sono nata e cresciuta in una famiglia di non credenti, quindi non ho avuto molta esperienza diretta su questa preghiera. Quando ho saputo che il papa aveva aggiunto i misteri della luce,mi è sembrato un messaggio utile che arrivava a valorizzare di più la vicenda di Cristo come uomo. Per ciò questa preghiera non ci è estranea”. S.L., Sicilia

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