Il mare e la riviera sono finiti nell’occhio della ’ndrangheta, che da queste parti vede affari d’oro e s’infiltra su terreni ancora incontaminati, quindi meno prevenuti e di conseguenza più promettenti per affari miliardari di cementificazione della costa.
La gente è sbigottita. Un anno fa un altro comune, quello di Bordighera, aveva subito la stessa sorte. Eppure confida qualcuno, è inutile nascondersi dietro il pollice della mano, è purtroppo sotto gli occhi di molti che dietro questi affari in realtà hanno fiutato qualcosa di altro. E quel “qualcosa”, lo scrive ancora il prefetto, è: «La presenza "stanziale" nel ponente ligure di numerosi soggetti legati alla criminalità organizzata, che perseguono finalità e agiscono con metodi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso, hanno trovato conferma in numerosi riscontri di carattere investigativo».
Sono due i filoni principali che hanno portato allo scioglimento. Il primo riguarda i rapporti con una cooperativa, creata dal comune per avere una struttura che potesse gestire appalti senza incappare negli ostacoli del patto di stabilità. Il secondo filone riguarda il porto di Ventimiglia, in fase di costruzione, al centro di durissime polemiche ambientali. Secondo alcune inchieste si sarebbero riscontrate le pressioni di aziende legate alla criminalità per entrare nel ricchissimo business. Il terzo filone, strettamente correlato, è un episodio tipico delle terre di mafia. Una persona intimidita, sotto osservazione da parte degli investigatori, non denuncia il fatto e in seguito, quando la procura scopre la vicenda, parlerà di scherzo, ma in realtà nasconde rapporti ancora tutti da approfondire. L’imprenditore sarebbe il padre della costruttrice del porto di Ventimiglia nonché compagna del costruttore romano del porto di Imperia, anche questo oggetto di un'inchiesta della procura per turbativa d'asta.