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Mondo > Testimonianza

Sui marciapiedi di Bangkok

di George Ritinsky

- Fonte: Città Nuova

In Thailandia, a Bangkok, il coronavirus ha provocato la chiusura di tutto, o quasi. Ma i più miseri non hanno dove chiudersi, restano per la strada. Basta poco per renderli felici

In questo periodo di epidemia da coronavirus, sono bloccato nella mia bella città. Bangkok ha un fascino particolare se non unico. Amo questa città e la sua gente: vi ho vissuto ben 4 colpi di Stato con vari tipi di coprifuoco, anche con i famigerati ranger sguinzagliati per le strade, di notte. Ormai dal 26 marzo è in atto lo “stato di emergenza” per la Thailandia, con poteri speciali nelle mani del primo ministro, il generale Payut Chan-o-cha. Dalle 22 alle 4 del mattino non è possibile uscire di casa: militari e polizia presidiano le strade e non scherzano. Si preferisce lavorare da casa e, soprattutto, tutti i business non essenziali sono chiusi. Non siamo ai livelli italiani, ma è probabile che ci arriveremo presto.

Oggi, dopo 10 anni dall’ultimo coprifuoco, l’atmosfera è simile, solo che il nemico è invisibile, piccolissimo e non sai quando e dove colpirà. Girando per le strade semideserte, dove una volta proliferavano i locali notturni, non trovo tristezza: il virus ha posto la parola “basta” alla tratta delle schiave per la prostituzione, che conta, ufficialmente circa 300 mila “addetti ai lavori”. Uno scandalo alla luce del sole. La maggior parte delle signorine (e non solo) sono dovute ritornare nelle loro province di origine, alle proprie famiglie.

La città inizia ad essere deserta dalle 20.00 e per le strade, sui marciapiedi, alle fermate degli autobus o sotto bei palazzi, si scoprono tanti che non hanno dove andare, dove dormire: e che non hanno ancora mangiato. Così, con la mia macchina fotografica, mi sono trovato ad aiutare alcuni di loro. È stata un’esperienza interessante e molto toccante: basta a volta acqua fresca, un po’ di spaghetti cinesi, un sorriso, una parola gentile per vedere fiorire il sorriso dei molti, moltissimi poveri che sono in giro.

La gente ha fame ed è lontana da tutte le questioni internazionali e persino dal virus. Loro hanno ben altre emergenze. Stranamente, tutti questi “abitanti dei marciapiedi” sono sani e pieni di salute. Hanno solo bisogno di una cosa: la solidarietà. E quella, tutti noi, nessuno escluso, possiamo davvero donarla. Lasciatemelo dire: in questi giorni è un dovere condividere quel poco che si ha con chi non ha nulla.

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