Stress istituzionale

Causa il susseguirsi di accadimenti inediti, con il governo non ci si annoia mai. Le continue tensioni rischiano di polarizzare i cittadini e cancellare il dialogo
On. Saverio Romano

Anche da un punto di vista costituzionale, causa il susseguirsi di accadimenti inediti, con il governo non ci si annoia mai. Gli ultimi: il voto favorevole alla elevazione del conflitto di attribuzioni tra il Parlamento e l’autorità giudiziaria di Milano sul “caso Ruby” e la nomina di un ministro da parte del capo dello Stato, accompagnata da una specie di comunicato di “scuse”.

Sul primo, si può solo dire che è quanto meno anomalo, ma è impossibile darne conto in poche righe perché la questione è intricatissima.

 

Un’occhiata alle proposte di deliberazione messe al voto (tre: Pdl-Lega; Pd-Idv; Fli-Udc) sarebbe però in grado di darne l’ordine di grandezza: soprattutto le due di minoranza sono argomentate e articolate da un punto di vista giuridico. È stata approvata quella, piuttosto stringata e sbrigativa in verità, di maggioranza, con un 11 a 10. Decisivi, i due deputati “responsabili”: ed ecco il nesso tra i due episodi. La scelta di nominare l’on. Romano, del gruppo dei responsabili, al rango di ministro era stata contrastata dal capo dello Stato, per via di una richiesta di rinvio a giudizio ancora sub iudice, che coinvolge il neo-ministro per sospetti di vicinanza alla mafia. Napolitano si è trovato costretto a firmare il decreto di nomina ma, fatto davvero senza precedenti, ha sentito il dovere di dare una spiegazione alla nazione. Insomma, un altro stress istituzionale.

 

Ma il guaio è che a queste tensioni corrisponde il polarizzarsi delle posizioni tra i cittadini: più o meno consapevolmente, infatti, finiamo per parteggiare, anziché per un partito o l’altro (e anche qui ci vorrebbe misura), per un’istituzione o l’altra. Eccoci allora a tenere per i giudici contro il governo o viceversa, per il Quirinale contro Palazzo Chigi o il Parlamento, ecc. Un gioco davvero molto pericoloso, dal quale dovemmo seriamente impegnarci a fuoriuscire al più presto. Magari guardando un po’ meno dibattiti televisivi e parlando un po’ più tra persone, con serenità.

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