Strage silenziosa

Moria di palme in tutta Italia, divorate dal punteruolo rosso, un insetto tenace.
Il Punteruolo rosso
Lo spettacolo desolante accomuna mezza Italia: palme a mezz’asta, con chiome secche del tutto o quasi. Dove prima abbellivano il paesaggio con quei viali alberati sui lungomari o quelle zone rigogliose dei giardini, ora sono lì a raccontare di una vera e propria strage cui non sono riuscite a sottrarsi. E il più delle volte vi rimangono perché rimuoverle costa troppo, fino a circa 1500 euro l’una. Non basta,  infatti, tirarle giù, occorre avvolgerle con dei teli adatti e portarle nei centri di stoccaggio per evitare che il loro killer voli su altre piante.

Ha un nome questo killer silenzioso: punteruolo rosso. È un coleottero che si sviluppa in tutti gli stadi (uovo, larva, pupa e adulto) all’interno delle palme, potendo completare il ciclo vitale solo in queste piante.

Presumibilmente originario dell’India meridionale, è stato segnalato negli anni Ottanta nella penisola araba e, successivamente, in Cambogia, Cina, Indonesia, Malaysia, Nuova Guinea, Vietnam, Isole Filippine, Sri Lanka, Taiwan, Tailandia, Kuwait, Iran, Egitto, Giordania, Israele, territori palestinesi, Spagna. In Italia è stato segnalato nel 2004, ma il numero dei Paesi di nuova introduzione è in continua evoluzione.

 

L’adulto, di grandi dimensioni (mm 19-45), si presenta di colore tra ruggine e mattone-rossastro, con striature e macchie nere di forma e numero variabili. In genere gli adulti sono attratti da piante danneggiate, malate o debilitate, ma possono infestare anche piante sane. I maschi svolgono un ruolo esplorativo e, individuata una pianta idonea a garantire il successo riproduttivo, emettono un feromone di aggregazione, capace di richiamare molti individui di entrambi i sessi e il cui componente principale è comunemente denominato ferrugineolo. Nel punto di aggregazione avviene l’accoppiamento e le femmine depongono mediamente 2-300 uova in fori praticati con il rostro, alla base delle foglie, dei giovani germogli o in eventuali ferite o cicatrici presenti sulla pianta. Dalle uova, di colore bianco giallastro, dopo un’incubazione di 2-5 giorni, sgusciano le larve. Dopo un periodo di 14-21 giorni, sfarfalla l’adulto e il ciclo si completa in circa 4 mesi, per cui si possono contare da 2 a 3 generazioni l’anno. Gli adulti sono attivi sia di giorno che di notte, e nonostante le dimensioni, sono volatori abili e possono spostarsi nel raggio di un chilometro alla ricerca di piante ospiti.

 

Il punteruolo rosso è stato riscontrato soprattutto sulla palma delle Canarie e su quella da dattero. Occasionalmente può attaccare anche l’agave americana e la canna da zucchero, mentre in alcune specie, come la palma nana, che sembrano immuni dall’infestazione, è stata riscontrata la produzione di una secrezione gommosa che ha azione repellente.

I danni consistono nella completa distruzione della pianta infestata. Purtroppo la loro presenza viene diagnosticata in ritardo, quando si notano branche debilitate o quando le gallerie hanno portato a morte la pianta.

 

Interessanti prospettive offre l’adozione di metodi di controllo integrato, basate su alcune misure: mass trapping (cattura di massa); esame delle palme ai fini di una diagnosi precoce; misure di profilassi che prevedano l’eliminazione dei possibili siti di riproduzione; bonifica dei possibili focolai d’infestazione costituiti da piante abbandonate; mantenimento delle piante in buono stato fitosanitario; ricorso ai trattamenti preventivi e curativi.

Alcune indicazioni pratiche possono risultare utili.

– Mantenere le palme in buone condizioni nutrizionali e fitosanitarie, per diminuirne la suscettibilità che è maggiore per soggetti debilitati;

– potare per ridurre i siti di penetrazione dell’insetto;

– distruggere i focolai d’infestazione, rappresentati da palme infestate o soggette ad altre infezioni debilitanti o predisponesti;

– rimuovere le piante o parti di esse debilitate e distruggerli con la trinciatura e la bruciatura in tempi rapidi;

– concimare con azoto e cloruro di potassio;

– sistemare le trappole, per esempio sui lati estremi e al centro del palmeto, e intervenire alle prime catture con nemtoadi entomopatogeni, cioè piccoli organismi vermiformi;

– inserire in eventuali fori di penetrazione sui lati dello stipite un cottonfioc precedentemente imbevuto dei suddetti nematodi;

– scalzare le piante, mettere a nudo le radici primarie, sciogliere la dose indicata di azadiractina e distribuire 5-10 litri di miscela in modo uniforme sull’apparato radicale e richiudere la buca.

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