Storni e piccioni

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Abitano in soffitte abbandonate, sotto cornicioni irraggiungibili, su lecci, platani e pini. Sono i nuovi cittadini alati che hanno deciso di fare a meno delle lunghe migrazioni faticose e pericolose per abitare le comode, calde e sicure città. Quasi una riconquista dei territori sottratti dall’uomo e occupati da strani esseri bipedi poco pazienti e molto invadenti. All’inizio la convivenza è stata sopportabile, ma le città “si sono fatte troppo piccole per entrambi” e in certi quartieri – quelli dove i viali alberati accolgono questi volatili – si è arrivati ai ferri corti fra la popolazione e le associazioni degli animalisti. Come in un film di fantascienza, tra uomo-cittadino e piumati si è innescato un duello. Da una parte la tecnologia fatta di strumenti incruenti, ma anche di vere e proprie armi, e dall’altra i numeri, in centinaia di Gabriele VViviani migliaia. Non solo i cittadini e le auto parcheggiate, bersagliati da una pioggia di guano, ma anche gli alberi ne soffrono, per il diffondersi di malattie che questa lordura favorisce, e per lo stesso peso degli uccelli che in taluni casi, come intorno a Castel Sant’Angelo a Roma, ha prodotto la rottura di grossi rami, devastando un parco di rara bellezza. La storia è presto riassunta. Mentre gli uccelli sono alla ricerca di alloggi, temporanei per gli storni e fissi per i piccioni, l’uomo cerca di far fronte a problemi sia di convivenza spicciola che di sanità pubblica. Ma la conquista della pace è ancora lontana. In questi anni in molti si sono dedicati a cercare soluzioni. Diversi comuni italiani, come Roma Pisa e altri in via sperimentale, stanno adottando un metodo proposto dalla Lipu, che in modo non cruento allontana gli storni dai centri cittadini. Si tratta della riproduzione elettronica del “grido di angoscia” che normalmente viene emesso da quegli uccelli che sono in pericolo e che avvisano i compagni di stormo di allontanarsi. Adottando questo grido nei punti nevralgici della città, i grandi e composti stormi di storni cercano nuovi territori più “sicuri” che possano fare da dormitorio. In via sperimentale è stato avviato anche un nuovo metodo per il controllo della popolazione dei piccioni, che utilizza un approccio chirurgico come la vasectomia per ridurre le potenzialità riproduttive dei maschi, senza il quale in condizioni ottimali l’incremento demografico annuo è stimato del 200 per cento. Tutti metodi non cruenti che, oltre a s a l v a g u a r d a r e l’uomo, facilitano anche la ricostituzione della microfauna cittadina ormai lesa dalla competizione con le grandi colonie di piccioni e storni. P u r t r o p p o , però, si tratta ancora di palliativi dall ‘ef fetto assai limitato. Nell ‘ a t t e s a non resta che continuare ad aprire gli ombrelli sotto i viali alberati delle nostre città.

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