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Persona e famiglia > Salute e benessere

Storie di buona sanità

di Aurelio Molè

- Fonte: Città Nuova

Innumerevoli le vicende positive che  accadono negli ospedali  in Italia e nel mondo. L’esperienza del San Camillo-Forlanini di Roma.

L’ospedale San Camillo-Forlanini

Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce. Così recita l’adagio. E, in questi giorni, oltre al tragico caso di lite tra i medici di Messina, spunta un altro giallo. Questa volta a Roma, presso l’ospedale Casilino, ma sempre in sala parto. Sarebbe accaduta un’altra lite, questa volta tra ostetriche, dove un bimbo sarebbe deceduto per cause ancora non accertate. I genitori hanno sporto denuncia riferendo di un diverbio avvenuto tra ostetriche in merito alla necessità o meno di eseguire il cesareo. Secondo i dirigenti dell’ospedale romano, invece, non c’è stato alcun diverbio e il bimbo sarebbe, purtroppo deceduto per problemi di metabolismo.

 

Tra decine di casi di malasanità che fanno molto rumore, ci sono migliaia di casi di buona sanità che non ne fanno per nulla. Abbiamo segnalato in un articolo precedente il libro “L’amore che cura”, di Francesca Giordano, responsabile per l’ospedale San Camillo-Forlanini di Roma di “Sviluppo identità aziendale e Bilancio sociale” e Lucia Circi, sociologa, che raccoglie 100 storie di buona medicina raccontate dai professionisti della sanità.

Eccone una.

 

Come una famiglia

 

Anni fa seguivo una paziente affetta da cancro nel polmone e del colon. Donna colta, sensibile, serena e di una freschezza infantile nonostante i suoi 76 anni. Viveva con il marito, musicista, che la accompagnava sempre e con il quale ha condiviso tutto fino a quando è morta un anno fa. I due non avevano figli per cui mi elessero un po’ a figlia adottiva, spesso portandomi le melenzane alla parmigiana che lei diligentemente cucinava. Successivamente anche il marito divenne mio paziente per un carcinoma del polmone e fu più fortunato di lei in quanto, dopo una chemioterapia ed un intervento chirurgico, attualmente pare libero da malattia. Ma, avendo perso la moglie, aveva cessato di avere interessi verso il mondo, non avendo più parenti né altri cari in vita. Un giorno, con discrezione, mi ha confessato di essere rimasta la sola a prendersi cura di lui. Morale della favola: ora lui è il nonno acquisito dei miei figli, il terzo nonno! Famiglia allargata?

 

                                                                                  Elisabetta Squilloni

                                                                                  Dirigente medico

 

 

 

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