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Italia > Cinema

Storie di bambini

di Mario Dal Bello

- Fonte: Città Nuova

L’universo dei bambini in due film, Adam in arabo e Fortuna, in italiano, di forte delicatezza.

Bambini protagonisti, nel film Adam, Abla è una vedova introversa e cupa, ha una pasticceria nella medina di Casablanca ed un bambina, sveglia e dolce. Alla sua porta bussa una ragazza incinta, Samia, chiede lavoro o ospitalità. Abla rifiuta duramente ma la bambina la rimprovera: «Sei un mostro, non hai cuore». La donna,  chiusa in  sé stessa in una vita che sembra morta, riflette ed accoglie per qualche giorno Samia. I giorni passano, le due donne solitarie si studiano, si incontrano, si scontrano, e scoprono anche di poter sorridere. Ma è la bambina a dischiudere a loro con la sua innocenza le porte della speranza. Samia ora deve partorire, è decisa a non tenere il bambino – lo chiamerà Adam -: lo vuole “vendere”, tornare al villaggio, sposarsi. Eviterà al figlio il “disonore” di essere il frutto di una ragazza-madre. Abla non è d’accordo, ma lascia la ragazza libera. Samia dapprima rifiuta il bambino, poi lo allatta, lo vezzeggia. Lo terrà o lo venderà?

Il film Adam della regista Maryam Touzani – forse autobiografico? – recitato splendidamente da Lubna Azabal, Missrine Erradi e Donae Beckhoude, è un racconto drammatico ma mai pesante, fatto di dialoghi sobri, di sguardi, di lunghi silenzi e di una fotografia “parlante” sia negli interni come nel piccolo mondo della medina, vispo e pettegolo dove le donne, in realtà, non sono mai libere di essere sé stesse. La freschezza della bambina forma il cuore del racconto,  è lei che crea armonia fra le solitudini della madre  e della ragazza, le riapre alla gioia. I suoi occhi dicono la verità più semplice: la vita, anche non voluta, come il piccolo Adam, è preziosa. Il film uscirà il 3 giugno.

Di vita dell’infanzia, questa volta ferita, parla Fortuna di Nicolangelo Gelormini con Valeria Golino, Pina Turco e la piccola Cristina Magnotta. La piccola Nancy che nel film viene anche chiamata Fortuna, vive in un palazzone della periferia napoletana. Non parla, così la madre la porta spesso da una psicologa, un tipo frettoloso. Sul terrazzo del palazzo si fa la festa religiosa del quartiere, giocano i ragazzini, Nancy-Fortuna lavora con la fantasia, ma il ragazzino più piccolo, bullizzato, precipita dal terrazzo al suolo e muore. Incidente o altro? Ci sono personaggi strani nel palazzo, un uomo dallo sguardo cupo sui bambini. Nancy-Fortuna vede, scopre e muore.

Il film è un thriller attuale che solo alla fine svela la realtà dei bambini abusati da adulti del palazzo, tuttora in carcere. La trama del racconto non è facile da dipanare fin dall’inizio e solo in seguito si comprende che la Golino ad esempio non è la madre ma la psicologa, intricato ed intrigante è poi il rapporto con la gente del quartiere. La ragazzina, Nancy in realtà, è la vera protagonista: innocente, intelligente, ma bloccata dalla cattiveria degli adulti in un mondo di degrado. Film duro, imperfetto, ma da far pensare.

 

 

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