Stà zitto. . . non rompere

Adatto per chi, al cinema, ama divertirsi, senza troppe pretese per la sceneggiatura. È di Francis Veber, autore approvato più dal pubblico che dalla critica, come successe per il suo precedente La cena dei cretini, e appartenente al filone comico francese, che vanta una tradizione di popolarità, per attori come Jacques Tati e Louis de Funès. Simpatica è l’interpretazione delle due star protagoniste. Gérard Depardieu è quello che “rompe”, perché sembra dotato di poco cervello ed è logorroico. È un bandito pasticcione, cerca un amico, con cui aprire un bistrot, ed è convinto di averlo individuato in un altro malvivente duro e taciturno, Jean Reno. Per entrambi, girare questo film è stato impegnarsi all’insegna della semplicità, essendo riusciti a tirar fuori l’aspetto “bambino” della loro natura, lontani dalle interpretazioni più artificiali richieste dal cinema a forti investimenti finanziari. L ‘ a m i c i z i a ideale, che scoprono durante la loro fuga rocambolesca, ha finito per legarli davvero durante le prove di recitazione e la generosità serena del ladro rompiscatole è una reale caratteristica di Depardieu. Come egli ha spiegato in un’intervista, la sua passione per il bistrot appartiene alla sua vita, avendo egli aperto da poco un ristorante, in cui si prodiga con l’intento principale di far contenti gli avventori, al di là delle preoccupazioni venali. Così, anche se non tutto il film è allo stesso livello, molte scene piacciono per l’umorismo e per la genuinità dei sentimenti, che Francis Veber ancora una volta ha rappresentato, ricorrendo al confronto di una mente bieca e grigia con un’anima candida, che oscilla tra bontà e sprovvedutezza. Regia di Francis Veber; con Gérard Depardieu, Jean Reno. Raffele Demaria

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