“Una squadra”: la docuserie sul tennis in onda su Sky

Un affettuoso, scanzonato, sentito, divertito e gustoso omaggio al grande tennis italiano degli anni Settanta, oltreché alla bellezza del tennis in generale.
L'ex tennista italiano Adriano Panatta. (Foto AP/Alastair Grant)

Questo è in prima battuta Una squadra: la docuserie in sei puntate di circa un’ora l’una che partirà il 14 maggio, alle ore 21:15, su Sky Documentaries (ma si può recuperare in streaming e on demand su Now).

Poi è anche altro, un po’ per forza e un po’ (parecchio) per la bravura del (neo)regista Domenico Procacci: ottimo esordiente dopo tantissime esperienze da produttore cinematografico. È per esempio un viaggio in quegli anni importanti, delicati, controversi, dell’Italia e del mondo. Si parla, già nelle prime due puntate di Una squadra, del colpo di Stato in Cile, nel 1973, del generale Pinochet e dell’Apartheid in Sud Africa.

Ci si soffermano, con la forza della testimonianza diretta, i protagonisti di questo progetto dal ritmo pop, pieno di musica, di colori d’epoca, di copertine di riviste e di repertori televisivi: tanti, belli, che ne fanno anche un’immersione nella storia della televisione italiana. Le parole, i ricordi, molto spesso con il sorriso sulle labbra, montati tra loro con efficace dinamismo – a volte con un sottile effetto “rashomon” (per la differenza di punti di vista) – sono quelli di Adriano Panatta, di Corrado Barazzutti, di Tonino Zugarelli e Paolo Bertolucci; del loro ex capitano non giocatore Nicola Pietrangeli.

Adriano Panatta e Paolo Bertolucci durante una partita di Coppa Davis negli anni ’70. Licenza: lapresse archivio storico

Sono i ricordi della squadra italiana di tennis, appunto, che nel 1976, in Cile, vinse la Coppa Davis (tra le polemiche politiche per la scelta di andare a giocare in un Paese dove c’era la dittatura) e prima e dopo ne sfiorò altre. Sono i ricordi di un modo di vivere lo sport meno stressante, industriale, robotico rispetto ad oggi; sono un salto nel tempo continuo – che dalle parole di oggi si trasferisce alle immagini di ieri – di personaggi diversi tra loro ma tutti più o meno rilassati, tutti in qualche modo cinematografici: per i tempi narrativi intrinsechi, per una generale, piacevole, presenza scenica. Ci offrono un tuffo nella passata gioventù, nella dolcezza degli anni in tasca, ma lo fanno senza malinconia, anzi, con una sana leggerezza (almeno finora).

Le storie di gruppo si abbinano a quelle personali: dall’aneddoto su un paio di scarpe da ginnastica perdute da Panatta prima della finale di Roland Garros, allo smarrimento, durante il mese di preparazione trascorso dalla squadra in Sud Africa, nel vedere una società tristemente divisa in bianchi e neri. Si sorride, in Una squadra, si ripassa un po’ di passato, si entra nelle vite dei campioni sportivi sull’onda del buonissimo rapporto tra sport e docuserie che con The last dance su Michael Giordan ha quantomeno avuto un’impennata.

Il viaggio non sarà breve, anche se scorre che è una bellezza, e visto che nelle serie c’è bisogno di cambiare ritmo e meteo emotivo, di aprire parentesi, ci aspettiamo sorprendenti soste su un panorama gradevole fino all’appassionante. Leggero ed impegnato che sia. Vedremo se e quali altre sorprese, tra uno smash e una discesa a rete, tra un dritto e un servizio con ace, questo interessante racconto per immagini saprà riservarci, e se la compattezza e le qualità espressive dei primi due episodi si manterranno sulla lunga distanza.

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