Springsteen, tutti i sogni del Boss

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È il primo album importante di questo 2009. Working on a dream (Sony-Bmg) sembra fatto apposta per celebrare l’insediamento di Barack Obama alla Casa Bianca e per cavalcare l’onda d’ottimismo con cui ha saputo costruire consensi. Epperò il nuovo album del Boss del New Jersey appare più luminoso nelle intenzioni che negli esiti. Non perché sia un brutto album (uno del suo talento e del suo carisma sa comunque sovrastare la concorrenza senza troppo sforzo), ma perché è un album tirato via un po’ troppo in fretta e senza troppa logica. A cominciare dagli umori sonori che trasuda, un gran pinzimonio springsteeniano che sembra il riassunto di troppe ricette già gustate: molto rock, qualche spruzzata di pop radiofonico, mestolate di rhythm’n’blues urbano che tuttavia han soltanto il profumo di quelle dei suoi anni ruggenti, una chiusura seriosamente folk che invece s’aggancia ai lavori più recenti. Anche alcuni testi lasciano qualche perplessità. D’accordo, di questi tempi è importante guardare al futuro con fiducia e lavorare a grandi sogni, ma è pur vero che sono sempre di più quelli che devono limi- tarsi a sognare un lavoro o a sperare di non perderlo. Non che Bruce non lo sappia, e che non sappia raccontare con le sue canzoni l’anima bifronte di quest’America e di quest’Occidente, così genuflesso ai diktat dei mercati, eppure mai come oggi cosciente della loro impotenza. Ma il positivismo che spesso aleggia fra le rime appare più forzato che sinceramente convinto, più formale che poetico. In Working on a dream non mancano comunque episodi di rilievo, destinati, se non ad entrare nella storia, almeno ad allungare la lista dei suoi cavalli di battaglia. Oltre all’omonimo singolo, c’è per esempio Queen of the supermarket, dove il nostro punta il dito sulle illusioni del consumismo; c’è la struggente The last carnival, omaggio all’amico Danny Federici, uno dei membri storici della E-Street Band, scomparso di recente, e c’è una grande ballad come This Life. Ci sono teneri sballati (come l’Outlaw Pete d’apertura) e amori salvifici e pieni di speranza (My lucky day, What love can do e Kingdom of days), e perfino una canzoncina smaccatamente naïve come Surprise surprise. Il talento di Bruce non è ovviamente evaporato; appare semmai un po’ appannato ed è proprio questo che lascerà molti fan con un po’ d’amaro in bocca e nelle orecchie. Colpa sua se non ci accontentiamo: ci ha abituati troppo bene… CD Novità Maurizio Colonna Rock Waves (Panarecord) Il musicista torinese, uno dei migliori chitarristi classici al mondo, festeggia i 50 anni confermando l’eclettismo che ha sempre accompagnato la sua carriera. Le numerose frequentazioni in ambiti jazz e pop-rock fruttificano in questo live registrato in splendida solitudine, dove il nostro si confronta con alcune pietre miliari del rock novecentesco. Dalla mitica Stairway to heaven dei Led Zeppelin a Smoke on the water dei Deep Purple, dai Pink Floyd agli Eagles passando per De Andrè, la sua chitarra rilegge e reinventa, innervando di classicità melodie che in fondo ben poco hanno da invidiare a quelle della cosiddetta musica colta. Una scommessa rischiosa, ma vinta: perché affrontata senza spocchie snobiste, e perché il suo pur impressionante virtuosismo non scade mai nella mera accademia.

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