Sporcarsi le mani con la vita

In barca a vela verso l’ignoto. 44.448 mila km in solitaria. È il giro del mondo di Giancarlo Pedote

Il giro del mondo è un romanzo. È avventura che parte da lontano. Il giro del mondo è nostalgia, ancor più quando di mezzo c’è l’ignoto fascino del mare. Il giro del mondo – diceva lo scrittore Jules Renard – ti permette di «far durare la conversazione un quarto d’ora in più». Un “quarto d’ora” che Giancarlo Pedote, 44 anni, inizierà a vivere l’8 novembre, ore 13:02, al largo di Les Sables d’Olonne, Vandea, Francia, a bordo dell’IMOCA 60 targato Prysmian Group. Edizione numero 9 del Vendée Globe, l’Everest del mare. Giancarlo, nato a Firenze, una laurea in Filosofia, una moglie e due figli, la vela l’ha conosciuta per caso. «Lavoravo a Follonica come istruttore di windsurf, quando un amico della scuola vela si fa male. Il giorno dopo manca un istruttore per tre bambini». Da quel giorno le cose sono andate da sole. «È il mare ad aver scelto me. Ho bisogno di stargli vicino, di guardarlo, di attraversarlo. Cosa c’è dietro a tutto questo? Non lo so. Il mare è uno dei miei amori e come ogni amore c’è una componente irrazionale. Succede e basta e tu non sai perché».
E nell’Amore, si sa, c’è sempre un grano di pazzia. Una pazzia che porta Giancarlo a un certo punto della sua vita ad abbandonare tutto. «Mi è sempre piaciuto vivere esperienze diverse e “sporcarmi le mani con la vita”, come diceva Nietzsche. Sentivo la necessità di capire cosa significasse vivere nel disagio e nella malattia. Sono salito su un aereo destinazione Calcutta per un’esperienza di volontariato nella casa di Madre Teresa».
«Quando si naviga a lungo, in solitudine, finisci per chiederti “cosa sto facendo? Perché lo faccio? Cosa sto cercando? E non c’è mai una risposta definitiva. A volte le risposte cambiano nel corso del tempo, ma essere ambasciatori di una buona causa aiuta a dare senso a un progetto». Il Vendée Globe di Giancarlo Pedote porta non a caso sulle vele il logo della Ong Electriciens sans frontières, organizzazione che intende migliorare le condizioni di vita delle popolazioni svantaggiate in aree dove l’accesso alle fonti energetiche e idriche è scarso. «Io decido di attraversare l’oceano e di sottopormi a difficoltà e privazioni, ma persone meno fortunate nascono e non hanno l’opportunità di decidere». L’energia del vento per volare sulle onde. Una energia positiva «che porta a non mollare, a migliorare se stessi perché è benefica». Capitale prezioso. «Perché puoi prepararti fisicamente e mentalmente ad affrontare il giro del mondo, ma non sarà mai abbastanza. Vai incontro all’ignoto di un luogo inesplorato, a una dimensione mai vissuta. Devi seguire il flusso di questo fascino e trovare dentro di te le risorse per andare fino in fondo. Questo in fin dei conti è il sale di ogni avventura». Un’avventura che Giancarlo ha iniziato nel 2007 con le prime regate in solitaria. «La vela è uno sport, ma anche una disciplina, perché devi tener d’occhio molti parametri. Essere al via del Vendée Globe significa aver compiuto il 95% di un progetto partito da lontano dove la selezione è spietata. Un po’ come partire dai kart per arrivare in Formula 1. Di mezzo c’è l’intesa con uno sponsor che diventa complicità, una barca da acquistare, un gruppo da amalgamare, le regate di qualificazione.
Arrivare sulla linea di partenza di Les Sables d’Olonne richiede una mole di lavoro mastodontica, più grande dell’impegno richiesto per coprire il giro del mondo».
In Vandea Giancarlo lascerà la moglie Stefania e i figli: «Sarà nostalgia. Una bella sensazione perché prova il legame che ci unisce. Ognuno in famiglia, a suo modo, ha contribuito a questo progetto. Non saranno a bordo, ma saranno nel mio cuore e cercherò di concentrarmi sui momenti belli vissuti per ricominciare a viverli al mio arrivo». «Noi partiamo con lui – aggiunge Stefania –, non c’è separazione. Potremo parlarci. Mancherà la quotidianità, la presenza fisica, ai bimbi mancherà il papà. Sarà come perdere uno dei 5 sensi: tutto il resto aumenta». Si tratta “solo” di trovare l’equilibrio, insieme, in una nuova dimensione. Verso l’ignoto.

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