Spiritualità dinamica

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Vengono da 45 paesi, a formare un caleidoscopio ecclesiale di culture, razze, riti, tradizioni, speranze. Una testimonianza di unità, mentre la guerra incombe. Invitati dall’arcivescovo di Praga, card. Miloslav Vlk, si sono dati come tema “Spiritualità di comunione: unità ecclesiale e fratellanza universale”. All’incontro si è parlato perciò del dialogo fra i movimenti ecclesiali, ma anche con i carismi di più antica origine, come contributo per edificare la “chiesa-comunione”. Oggetto di attenzione sono stati pure i frutti del “dialogo della vita” nei rapporti ecumenici, la sfida del dialogo interreligioso e il rapporto con quanti non hanno un chiaro riferimento religioso, come premessa per poter operare tutti insieme a favore della fratellanza universale. Naturalmente, non si è parlato solamente di unità e fratellanza, ma si è vissuta come nelle precedenti occasioni, un’intensa comunione fraterna, nutrita da conversazioni di spiritualità, approfondimenti teologici e momenti di dialogo, nei quali si è realizzato un toccante scambio di testimonianze. Chiara Lubich è intervenuta all’incontro parlando di “Unità e mezzi di comunicazione”, sottolineando come la preghiera di Gesù per l’unità miri all’universalità: “Noi dobbiamo convenire, certo, radu- narci – chiesa viene da assemblea, da adunanza – ma per radunare tutti”, ha affermato la fondatrice dei Focolari. Quindi, esperienze del movimento alla mano, ha messo in luce l’importanza di servirsi a questo scopo dei più rapidi e più moderni mezzi di comunicazione. Il momento clou del convegno, è stato l’incontro con Giovanni Paolo II, nella Sala Clementina, il giovedì 13 febbraio. Appuntamento che il card. Vlk ha così introdotto: “Il nostro incontro con lei quest’anno cade in un momento cruciale in cui la vediamo svolgere ancora una volta un ruolo provvidenziale. Condividiamo con lei la grave preoccupazione per le attuali vicende mondiali, ma confidiamo che il Signore proprio in questo momento sta scrivendo con ma- no potente la storia di una nuova unità fra i popoli e le culture”. Ha quindi offerto un breve squarcio sull’incontro in corso a Castelgandolfo: “Un nostro confratello ci ha detto in questi giorni: “Nel nostro paese il testamento di Gesù, ‘che tutti siano uno’, è un dovere”. È quello che ciascuno di noi avverte, a partire dalle particolari circostanze della propria nazione e della propria chiesa locale, e che ci fa dire: “Vogliamo costruire la chiesa-famiglia”. Il papa ci chiede di vivere una spiritualità di comunione. Siamo desiderosi di assimilarla, di portarla lì dove stiamo”. Nel suo breve ma incisivo discorso (vedi box), con voce insolitamente ferma, il papa ha sottolineato, della spiritualità di comunione, i “diversi elementi, che affondano le proprie radici nel vangelo, e risultano arricchiti dal contributo che all’intera comunità cristiana offre il Movimento dei focolari”. Ha messo in rilievo pure il legame tra l’aspetto istituzionale e quello carismatico della chiesa, quali “dimensioni co-essenziali”. Non è neppure mancato un cenno all’ecumenismo e al dialogo interreligioso. E tutto ciò “per dare vita ad un’autentica “unità ecclesiale” e ad una salda “fratellanza universale””. Come sempre in queste occasioni, e più di sempre, dopo i discorsi è giunto il tempo della vita di famiglia. Accanto al papa, sedevano Chiara Lubich e il card. Vlk. E si succedevano, in un’atmosfera distesa e gioiosa, i saluti, le carezze del papa, i ricordi, le piccole-grandi confidenze, le richieste di preghiera. Uscendo, Giovanni Paolo II, girandosi per un’ultima volta verso il festoso gruppo di vescovi, ha sollevato le braccia unendo le mani, con sforzo evidente ma voluto, in un gesto che diceva proprio fraternità e unità. SENZA SOSTA VERSO L’UNITÀ Il discorso di Giovanni Paolo II. Venerati fratelli nell’episcopato! Sono lieto di porgervi il mio cordiale benvenuto a quest’incontro, che si svolge nel contesto del convegno spirituale di vescovi amici del Movimento dei focolari. Esso ha come tema: “Spiritualità di comunione: unità ecclesiale e fratellanza universale”.Vi saluto tutti con affetto. Saluto, in particolare, il cardinale Miloslav Vlk, arcivescovo di Praga, e lo ringrazio per le cortesi parole che mi ha poc’anzi rivolto a nome dei presenti, tracciando un quadro sintetico dei vostri lavori. Un saluto cordiale dirigo a Chiara Lubich, fondatrice del movimento, intervenuta al vostro convegno. In questi giorni di riflessione, di scambio di testimonianze e di esperienze pastorali, vi siete proposti di approfondire la “spiritualità di comunione”, rispondendo all’invito, contenuto nella lettera apostolica Novo millennio ineunte, a promuovere una spiritualità di comunione” e a “fare della chiesa la casa e la scuola della comunione” (cf. n° 43). Le riflessioni e il confronto tra voi hanno contribuito a mettere meglio in luce la permanente necessità di un’autentica spiritualità di comunione, che animi in maniera sempre più incisiva la vita e l’attività del popolo cristiano. La “spiritualità di comunione” si articola in diversi elementi, che affondano le proprie radici nel vangelo, e risultano arricchiti dal contributo che all’intera comunità cristiana offre il Movimento dei focolari, impegnato a testimoniare la “spiritualità dell’unità”. Tra gli altri, mi piace qui ricordare l’unità come “testamento” lasciato da Gesù ai suoi discepoli (cf. Gv 17), il mistero di Cristo crocifisso e abbandonato come “via” per raggiungerla, la celebrazione dell’eucaristia come vincolo di comunione, l’azione dello Spirito Santo che anima la vita del corpo mistico di Cristo e ne unifica le membra, la presenza della Vergine Maria, madre dell’unità, che tutti ci conduce a Cristo. Non va poi dimenticato il carattere dinamico della “spiritualità di comunione”, che deriva dal legame esistente tra l’amore di Dio e l’amore per il prossimo. E’ indispensabile, in questa prospettiva, apprendere l’arte di “santificarsi insieme”, in un cammino personale e comunitario. Occorre, altresì, una comunione sempre più organica “tra la dimensione istituzionale e la dimensione carismatica” della chiesa. Si tratta, infatti, di due dimensioni coessenziali che “concorro- no insieme a rendere presente il mistero di Cristo e la sua opera salvifica nel mondo” (cf. Messaggio al congresso mondiale dei movimenti ecclesiali, n° 5, in Insegnamenti XXI/1 [1998], p. 1065). L’impegno per la “spiritualità di comunione” imprime un rinnovato slancio all’ecumenismo, poiché spinge ad individuare forme e modi atti a meglio favorire la concretizzazione dell’anelito all’unità di tutti i cristiani, che Gesù ci ha lasciato come dono e come missione nell’ultima cena. Una spiritualità di comunione apre pure grandi possibilità per il dialogo interreligioso, che però, come ricordavo nella citata lettera apostolica Novo millennio ineunte, non può essere fondato sull’indifferentismo religioso. Né si deve temere “che possa costituire offesa all’altrui identità ciò che è invece annuncio gioioso di un dono che è per tutti, e che va a tutti proposto con il più grande rispetto della libertà di ciascuno: il dono della rivelazione del Dio-Amore” (n° 56). Venerati e cari fratelli! Lo sforzo di costruire una “spiritualità di comunione” richiede il superamento di ogni eventuale difficoltà, incomprensione e anche insuccesso. Occorre proseguire senza sosta sulla strada intrapresa, confidando nel sostegno della grazia divina, per dare vita ad un’autentica “unità ecclesiale” e ad una salda “fratellanza universale”. Invoco per questo la materna protezione della Vergine del santo rosario e, mentre vi assicuro il mio affetto, avvalorato da un costante ricordo nella preghiera, imparto di cuore a ciascuno di voi qui presenti una speciale benedizione apostolica, che volentieri estendo alle comunità affidate alle vostre cure pastorali e a tutte le persone a voi care. Giovanni Paolo II

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