Spinelli e libertà

A proposito dell’articolo “Tossici, genitori e facilitatori” di Pietro Riccio, uscito sul n. 11/2012.
Uno spinello

Paletti «Mio figlio 19enne ha fumato per anni spinelli. Pian piano ha cominciato anche a rifornire gli amici e alcuni mesi fa ha ricevuto gli arresti domiciliari per spaccio; ora è di nuovo libero e le indagini su di lui si sono concluse. Per noi genitori, che sospettavamo qualcosa, è stato un dramma; stiamo reagendo ma abbiamo scontri tra di noi e con lui. Gli facciamo le analisi e non sta fumando più, ma abbiamo continuamente diverbi su: soldi, paghetta, rientro serale, studio (deve fare gli esami di Stato). Lui vorrebbe fiducia e libertà, noi cerchiamo di mettere paletti; consigliaci praticamente come agire. Grazie infinite». G.
 
Ho girato la richiesta al volontario che ha parlato nell’articolo e questa è la sua risposta:
«Si legge tanta confusione nel comportamento dei due genitori, peraltro comprensibile, che favorisce il figlio nella manipolazione di entrambi. Credo che i genitori abbiano tutte le ragioni per non fidarsi di lui, ma se non ci sono in questo momento le premesse per parlare con il ragazzo e insieme a lui concordare le regole o valutare il da farsi, è importante che almeno nella coppia genitoriale ci sia un punto di vista comune, evitando le accuse reciproche.
Sarebbe utile contattare alcune comunità che si occupano non solo delle dipendenze, ma seguono anche il percorso delle famiglie, come ad esempio il CeiS a Roma dove, grazie all’Associazione famiglie, i genitori, e non solo, apprendono gli strumenti per comprendere sé stessi e gestire tale situazione attraverso il confronto con altri che vivono lo stesso dramma
Il primo grande sforzo che i genitori debbono fare, a parer mio in questo momento, è quello di riuscire a superare la rabbia e non colpevolizzarsi. È importante essere lucidi in questa drammatica situazione. La droga, sebbene possa essere la conseguenza di un disagio anche familiare, è pur sempre una scelta libera e individuale; nessun genitore spingerebbe il proprio figlio a drogarsi. È inutile e infruttuoso piangersi addosso o ancor peggio accusarsi reciprocamente degli errori fatti; è importante invece utilizzare tutte le armi del dialogo, prima nella coppia (se questa esiste) e poi con il ragazzo».

(p.r.)

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