Speranza nei premi cristiani a Venezia

Assente dai concorsi, l’Africa si è presa la rivincita.
Mahamat-Saleh Haroun Angelo Scola Isabella Ragonese

Assente dai concorsi, l’Africa si è presa la rivincita. Così l’undicesimo Premio Bresson, promosso della Fondazione Ente dello Spettacolo, è andato a Mahamat-Saleh Haroun (nella foto insieme al patriarca di Venezia Angelo Scola e all’attrice Isabella Ragonese, madrina della 67a edizione della mostra del Cinema), eclettico regista del Ciad che spazia dal documentario alla fiction, presente in laguna nel 2006 con Daratt- La stagione del perdono e quest’anno a Cannes premiato per Un homme qui crie.

«Nella sua opera, storia personale e collettiva saldano in un unico movimento la responsabilità dei singoli al destino di molti. Il suo cinema – commenta Dario E. Viganò presidente dell’Ente – ricorda che nessun uomo è un’isola». Come non lo sono i detenuti de Il fossato, film del cinese Wang Bing sui campi di rieducazione maoista, premiato dalla giuria de “La navicella”.

La tensione alla speranza è pure il messaggio lanciato dall’anti-western al femminile Meek’s Cutoff dell’americana Kelly Reichardt, premiato dalla giuria ecumenica Signis. A Venezia, dunque, non solo dolore e morte, ma anche voglia di rinascere.

Leggi anche

Cinema
Il prezzo del potere

Il prezzo del potere

di
Cinema
Perché rivedere The Passion

Perché rivedere The Passion

di
Anteprima
Nonostante la nebbia

Nonostante la nebbia

di
Cinema
Mai rinunciare ai sogni

Mai rinunciare ai sogni

di

I più letti della settimana

Amore e delusione

crisi

Attraversare la crisi

kung Küng

Hans Küng, l’arte del margine

I miei segreti

Scopri Città Nuova di Aprile!

Come essere autentici

Altri articoli

Declino demografico e pandemia

Gocce di Vangelo 14 aprile 2021

Il Ramadan in tempo di Covid

Simple Share Buttons