Sono in tv, dunque esisto

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Potrebbe essere questa la frase con cui sarà ricordata la nostra epoca. Qualche secolo fa, Cartesio era sicuro di esistere perché pensava, cioè usava il cervello. Ma ora che ci siamo evoluti, non è più sufficiente. Per sentirci confermati nelle nostre scelte di vita non basta neanche la carriera in ufficio, né essere alla moda, avere tanti soldi o essere un vip. Conta solo se appaio in tivù o su Internet; altrimenti non esisto. YouTube è un sito dove chiunque può mettere a disposizione in rete un proprio filmato, magari girato con il cellulare. Risultato: migliaia di filmati disponibili, milioni di visitatori, passaparola in rete, giovanissimi che in pochi giorni diventano star perché si sono ripresi mentre suonano o cantano o ballano nella propria cameretta. La violenza per strada o in classe ormai viene sempre filmata e messa in rete. In tivù ci siamo ormai assuefatti a programmi che provocano sui giovani ansia di apparire e filmarsi. Anche i videogiochi proposti ai ragazzi non sfuggono a questo trend, spesso condito di horror, violenza e personaggi squallidi. Se qualche associazione di genitori protesta e chiede duri provvedimenti, i produttori si stracciano le vesti sostenendo che video, spettacoli e giochi di basso livello sono solo una minima percentuale. E più si censura, più si fa pubblicità gratuita ai produttori. Senza contare gli affari di chi commercia i falsi. Riflettendoci, mi è venuto in mente il modo con cui le cellule del nostro corpo si relazionano l’un l’altra: ognuna è predisposta per lasciarsi morire se non le arrivano certi messaggi inviati dalle cellule intorno. In pratica ogni cellula vive solo se le altre glielo chiedono. È una forma di reciprocità che serve ad autoregolarsi, evitando un eccessivo proliferare che, se non controllato, dà origine al cancro. Anche per noi umani forse vale un principio analogo: viviamo felici se sentiamo l’approvazione e l’affetto di chi ci sta vicino. Altrimenti diventiamo duri, disillusi, cinici. Che è un po’ come morire o, peggio, diventare un cancro per la società. Oggi che il mondo è connesso in rete, questo bisogno di relazione si esprime con gli strumenti multimediali e con Internet. Ma la richiesta è sempre la stessa: reciprocità di amore, calore, gioia. Più che proteste, servono dunque persone, in rete e in tivù, che mettano in circolo messaggi di questo tipo. Potremmo chiamarli facilitatori di una vita più serena per tutti.

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