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Persona e famiglia > Sport

Solo ora ho la mente sgombra

di Paolo Crepaz

- Fonte: Città Nuova

Walter Nones, sopravvissuto alla morte di Unterkircher al Nanga Parbat, perde la vita in Himalaya

Walter Nones

“Dopo la tragedia del Nanga Parbat – scriveva Nones alla vigilia della partenza – solo ora ho la mente sufficientemente sgombra per affrontare una nuova spedizione. È chiaro che certe esperienze ti rimangono impresse come un marchio, che la vita è fatta di momenti di gioia e di dolore, ma voglio guardare avanti”.

 

Walter Nones, guida alpina ed istruttore di alpinismo e di sci di altissimo livello, carabiniere, 39 anni il prossimo 5 novembre, sposato, due figli, carabiniere, nato a Cavalese, in Trentino, cresciuto in Val di Cembra, da anni viveva in Val Gardena. Nel 2004 aveva salito il K2 senza ossigeno, con la spedizione del cinquantenario organizzata da Agostino Da Polenza. Poi era tornato in Himalaya per due prime salite: il Mount Genyen, 6.240 metri in Tibet nel 2006, e il versante Rakhiot del Nanga Parbat nel 2008. Entrambe le volte il capospedizione era Karl Unterkircher, morto tragicamente in un crepaccio proprio al Nanga Parbat sotto i suoi occhi e quelli di Simon Kehrer.

 

Walter voleva ritornare in Himalaya, dopo la terribile esperienza in cui aveva perso l’amico e capo spedizione, ma voleva che il suo ritorno tra le grandi vette fosse scritto all’insegna dell’esplorazione e di una via nuova. Aveva messo gli occhi sul Cho Oyu, uno degli 8.000 del Tibet, su una parete bellissima, alta 2 chilometri nel punto più alto, che offre parecchie possibilità, una parete difficile tecnicamente, ma non particolarmente pericolosa. Un incidente non ancora chiarito, su cui per ora si fanno solo ipotesi e commenti, l’ha portato via a noi ed alla sua famiglia. Trovato morto fra la tenda ed il sacco a pelo, la sua salma sarà recuperata e restituita alla famiglia. “Non potremo più riabbracciarlo, possiamo solo ricordarlo per il grande uomo speciale che era.” Ha scritto la moglie Manuela nel sito www.walternones.it anche a nome dei figli Patrik ed Erik.

 

Una storia che si ripete e che è difficile interpretare, fra sconcerto e ricordi. Silvio Mondinelli, altro nostro grande alpinista, al campo base del Cho Oyu con Nones fino a pochi giorni fa, ha dichiarato: “Quello che dispiace è che noi alpinisti, per la nostra passione e forse il nostro egoismo, finiamo sempre per lasciare a casa persone sole. In un modo o nell’altro. E in alcuni casi dei bambini finiscono per conoscere il loro papà solo in fotografia. Io voglio ricordare di Walter un episodio del 2004 quando sul K2, invece di scendere, ha aspettato con me Edurne Pasaban all’inizio delle corde fisse. Era già buio, e senza il suo aiuto non avremmo ritrovato la strada per scendere. E’ il ricordo più bello che ho di lui e che voglio conservare.”

Riproduzione riservata ©

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