Solidarietà

Otto per mille e gitani di Sicilia
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UNA CASA PER BAMBINI

Come affrontare tante storie di disagio familiare? L’idea è venuta ad un gruppo di volontari di Chioggia (Venezia) da tempo impegnati nel territorio. Con l’impulso della Caritas diocesana, la soluzione si è concretizzata in un progetto dal dicembre 2007, in concomitanza con la scadenza della legge italiana riguardante la chiusura degli istituti per minori. Una casa nel centro della città, una famiglia ospitante, una rete di famiglie di supporto. Sono cominciate le prime accoglienze di bambini italiani e stranieri, per i quali è stato formulato un provvedimento di allontanamento temporaneo dalla famiglia di origine. Nella casa-famiglia vivono due genitori, con i propri figli, coadiuvati da personale professionale. Fin dalla costituzione di questa famiglia, si sono aggregati diversi volontari, che condividono l’idea di partenza e collaborano in varie forme.Nella casafamiglia si cerca di far vivere ai piccoli ospiti una quotidianità fatta di ritmi, di routine, di relazioni ed esperienze affettivamente significanti, che fanno crescere ed aiutano ad elaborare vissuti quasi sempre traumatici. Si comprende perciò perché a questa casa si sia voluto dare il nome di Acque di Siloe, la fonte miracolosa nell’antica Gerusalemme in cui gli ammalati si immergevano nella speranza di guarire. Solo così, immergendosi in una comunità familiare, che nel momento in cui si apre, forma nel territorio una comunità più ampia, le ferite dell’anima di questi bambini possono col tempo cicatrizzarsi.

LA CAPITALE DEI CAMINANTI

Sono considerati i più grandi camminatori della storia, disseminati nel ventaglio tra Catania, Agrigento e Siracusa, ma durante l’inverno affollano uno storico quartiere di Noto, che porta il loro nome. Discendenti dei nomadi sbarcati in Sicilia alla fine del Trecento, i siciliani erranti sono gli ultimi eredi di una cultura fondata sul movimento, ma hanno fatto proprie le tradizioni locali, dando origine a una mescolanza variopinta di stili di vita. Ci basta avere – dice una loro canzone – per tetto il cielo e il fuoco per riscaldarci, somigliamo alle rondini, perché viviamo liberi. Ma ci tengono a precisare che sono e si sentono siciliani con diritto di voto e cittadinanza. Alcune famiglie di ambulanti continuano a migrare ciclicamente da Sud a Nord, per poi tornare nella provincia siracusana dove svernano come gli uccelli. A ogni cambio di stagione, traslocano nei paisi dell’entroterra, chiamati così in dialetto baccagghiu, una lingua tra siciliano e italiano. La mattina i bambini vanno a scuola, grazie ai numerosi progetti socioscolastici nati a favore dell’integrazione di questo piccolo popolo autoctono, il cui essere itinerante pone non pochi problemi alla scolarizzazione. Gli adulti continuano il mestiere dei padri arrotini, ombrellai, giostrai, impagliatori e riparatori di cucine. Ad ogni festività, inondano le strade con le loro giostrine, i palloncini colorati e le bancarelle di ceci abbrustoliti e semi di zucca essiccati al sole. Oggi i giovani preferiscono la vita dei paesani sedentari, scegliendo di non allontanarsi troppo da Noto. Ma nei loro atteggiamenti traspaiono i tratti dell’appassionata anima siciliana, innestata nel forte ceppo gitano.

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