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Italia > Società

Solidali e inadempienti

di Michele Zanzucchi

- Fonte: Città Nuova

Michele Zanzucchi, autore di Città Nuova


Stupisce la contemporanea insistenza dell’opinione pubblica su coloro che generosamente si sono dati anima e corpo per alleviare le sofferenze dei terremotati e l’emergere delle leggerezze, se non delle frodi, a proposito della messa in sicurezza antisismica

Terremoto Amatrice © Michele Zanzucchi 2015

C’è qualcosa di paradossale nello sciame sismico mediatico, quello che da una parte elenca gli straordinari esempi di altruismo e solidarietà che gli italiani sono riusciti e riescono a mettere in atto a favore dei terremotati, e dall’altra elenca le incredibili serie di inadempienze, piccole corruzioni, errori manuali degli impiegati comunali, fondi sprecati destinati alla prevenzione antisismica.

 

Siamo gli stessi italiani? È il nostro stesso popolo che ha una predisposizione alla schizofrenia? Oppure facciamo un po’ di manicheismo e decidiamo che i solidali sono dalla parte del bene e gli inadempienti dalla parte del male? No, siamo gli stessi italiani a coltivare nel nostro seno le due opposte tendenze.

 

Come fare per far crescere la disposizione all’accoglienza e alla solidarietà, e a far diminuire la folla di inadempienti (per dirla in modo gentile)? Credo che la indubbia crescita di questi ultimi sia dovuta all’indebolimento dello Stato avviata con la crisi dello Stato retto troppo a lungo dai democristiani e con lo spostamento delle sedi della giustizia dai tribunali alle tribune televisive.

 

Se vogliamo trovare delle date simboliche, la schizofrenia italiana si manifesta con la morte di Aldo Moro il 9 maggio 1978 ed esplode con la Legge Mammì sulle tivù il 6 agosto 1990. Perché Aldo Moro è stato fatto fuori da una inusitata combutta tra eversione ideologica e servizi deviati, mentre la Legge Mammì, su cui da sempre aleggiano pesanti ombre di operazioni lobbystiche al limite della corruzione, ha aperto la via al degrado etico della politica e della giustizia affidata nei fatti ai tycoon della visibilità mediatica, a un quarto potere che poi ha contagiato tutti e tre i poteri originari dello Stato.

 

Altre date significative potrebbero essere proposte, è chiaro. Ma la sostanza non cambia, è il “senso dello Stato” che è entrato in crisi. Bisogna ritrovarlo ridando certezza al diritto e credibilità agli organi statali. Altrimenti la forbice tra solidali e inadempienti s’allargherà ancora.

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