Sola. Io e il mare.

La pelle bruciata dal sole, due occhi azzurri, chiari, ma carichi di mistero, un fisico asciutto, agile e muscolare, le mani callose, ma non prive di femminilità. Alessandra non è solo l’atleta salita sul podio più alto del windsurf a Sidney: è una donna matura, tenace, forte. E solitaria. Si schermisce, sorride. Poi ammette: “Me lo dicono sempre che non rispondo ai canoni classici del surfer, spiaggiaiolo, rumoroso e di compagnia. Amo allenarmi sempre da sola: per confrontarmi con il vento e le onde non c’è bisogno degli altri, lo senti dentro di te quando va bene. Non è che non mi piace la compagnia: sono abituata così”. Da sola si allena e da sola vive, tranquilla nella tranquilla Grosseto: un monolocale arredato con gusto, moderno e funzionale, in cui convivono il computer e la macchina per i pesi, la foto dell’oro olimpico e la targa di “commendatore della repubblica”. “Ho cominciato a salire quando ero ancora piccina sulla tavola a vela: era enorme per me, allora era anche pesante, con il boma di legno. È uno sport divertente, straordinario, sei su una tavola, sulle onde, e la tua palestra varia sempre, non ha quattro mura. È stato mio padre, che ha sempre avuto una barca, ad insegnare a me ed alle mie tre sorelle più grandi ad amare il mare “. Un amore che non ha mai tradito. A sedici anni ha perso la madre: “La sua figura per me è sempre viva, per questo ho dedicato a lei l’oro di Sidney” confida. Il ricordo la lascia sospesa, lei donna di certezze, che con la fede ha poca confidenza. Ma è un attimo: “Sono cambiate tante cose dopo Sidney: ero solo un’atleta, ora devo anche pensare a gestire la mia immagine, a progettare il mio futuro. Una nuova stimolante sfida “. La maglietta bianca dello sponsor, che ha curato di indossare, testimonia cosa significa praticare e dover vivere di uno sport lontano dalle prime pagine dei giornali. “Si sta alzando il vento” commenta, mentre attraversiamo Grosseto, con una confidenza tutta sua con l’agente atmosferico. “Il vento è il motore, mi piace quando è forte perché rende la cosa più estrema. Le ragazze più giovani pensano sia da catturarne il più possibile con la vela, dominandolo fisicamente, con la forza delle braccia. Ë vero che bisogna saper soffrire, ma il vento occorre sentirlo, capirne la forza e la direzione, catturarne solo la quantità giusta, che sia forte o debole, perché la tavola scivoli sul mare. E poi saper riconoscere le onde, mai uguali per te e per le altre, anche se gareggi fianco a fianco. È una partita a scacchi, ma giocata nelle condizioni di massima fatica muscolare. Non sempre la strada più breve è quella più veloce: vinci se fai le scelte giuste”. Alle Olimpiadi si gareggia tutti con lo stesso tipo di tavola e di vela, la Mistral, che da il nome alla classe: “Non è il mezzo più adatto quando il vento è forte: nessuno ha la forza di domare una vela così grande, ed allora è importante lasciarsi portare dal vento, lasciarsi sollevare, anticiparlo per farlo incidere con continuità sulla vela “. Sensibilità, al vento ed alle onde: è questo il segreto di una atleta che vanta un palmares vertiginoso di vittorie conquistate in ogni golfo della terra. Sensibilità acquisita grazie all’essersi cimentata, solo lei e la sua rivale di sempre, la neozelandese Barbara Kendall, non solo in una, ma in tutte le discipline della tavola. È una questione di feeling. Di sensibilità e di enorme carica agonistica: “Lo sport per me è sempre stato solo agonismo: il confronto è l’unico modo per verificare se hai imparato uno sport, ma lo scontro vero è con sé stessi. Perdere? Mi capita poco” ma la paura di perdere c’è sempre. Mi è successo alle Olimpiadi, a Barcellona (settima) e ad Atlanta (bronzo), quando ero seconda: la paura di andare fino in fondo mi ha portato a compromettere i risultati con delle partenze false. Perdere è sempre duro, ma è stimolante: significa vedere i tuoi punti deboli e lavorare su di essi. Nella nostra disciplina devi guardare a te stessa, senza cercare scuse fuori di te. E vincere vuol dire che sei la migliore. Per questo per me una medaglia olimpica ha un valore indipendentemente dallo sport in cui è stata conquistata: rimani nella storia”. Anche se il windsurf non è disciplina lontana solo dalle prime pagine, ma anche dal pubblico e dal calore del tifo: “Nella tavola a vela il sostegno di chi ti ama lo porti nell’anima. È una sensazione forte, la senti dentro di te, ti accompagna anche quando sei lontana da riva e ti aiuta moltissimo. Fare windsurf è un po’ come giocare sempre” fuori casa”.

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