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Cultura > Musica

So dove nasce la voglia di cantare

di Annamaria Gatti

- Fonte: Città Nuova

Il maestro Bepi De Marzi è sempre saldamente alla guida dei Crodaioli, coro che ha festeggiato i suoi cinquant’anni.

Bepi De Marzi

Un coro amatissimo, i Crodaioli, una lunga storia di notorietà vissuta sempre con serietà e modestia, di cui si è festeggiato il cinquantesimo anno di vita, di ricerche, di studi, di incisioni e di successi internazionali. Coro di gente forte, innamorata dei valori della vita, della montagna, della musica e dei suoi versi. Così rivisitati in uno dei loro ultimi appuntamenti musicali. E non solo. Allo loro guida sempre il maestro Giuseppe (Bepi) De Marzi.

 

I Crodaioli intonano il Salmo 132 nella versione poetica di Padre Turoldo,

 

Cosa buona più d’ogni altra

più soave di tutte le cose

è di essere tutti insieme

e di vivere come fratelli

 

e tutto assume contorni indefiniti senza spazio e senza tempo, sulle armonie pianistiche del maestro Finotti. Lì, nella palladiana Villa Pisani di Bagnolo, autentico tesoro vicentino, non c’è posto per la critica, l’informazione ed altro. È un cammino diverso.

 

Le austere vetrate regalano un crepuscolo di fine estate, che accenderà le stelle e i lumi sui muri antichi. L’attenzione è altissima. Cosa avrà in serbo stasera il direttore del coro Bepi De Marzi? Di solito sorprende e qualche volta disorienta, felicemente.

 

L’evento penetra nell’anima e nella mente, come promesso dal maestro: «I salmi. Ve li facciamo entrare nel cuore…».

E infatti il divino si fa visibile compagno di viaggio, la bellezza della musica e dell’architettura si fondono in un’unica armonia mentre il celebre compositore, organista e direttore guida i “suoi” Crodaioli e i nostri pensieri in un lieve volo culturale e di fede, fuori dagli schemi più obsoleti di frequente confusa realtà artistica.

 

Sono i Salmi e gli Inni cantati nell’ora dei vespri, che incantano e svelano l’attualità di quelle strofe aperte dalla lettura generosa, ma rigorosa e sincera, di De Marzi.

 

Recita rapito e appassionato che non si può respingere il fratello. Il salmo 120 e 125 sono condivisione millenaria di fede e di fatica, di dolore e di speranza anche oggi, che di lontani e profughi sono colme le strade. Disperati perché è così chi parte o fugge, spezzando catene e attendendo prodigi.

 

Salmi e Inni si rincorrono pacatamente, ma con determinazione, i versi si fanno trasparenti e vicini, con l’entusiasmo che De Marzi trasforma in canto, ricordando che Maria, come nell’Inno, genuinamente va amata perché Madre di Gesù, senza misteri e segreti, perché sono le semplici parole dell’Ave che accompagnano solide e consolatrici le vicende familiari.

 

Salmi? O lettura della storia di ciascuno, in dialogo umilissimo con il Dio nostro e dei nostri padri. In Resta con noi Signore la sera, Come splende, signore Dio nostro, Date lode al Signore sono cantate le nostre povere vicende, il nostro bisogno di tenerezza e di soccorso, la nostra gratitudine, l’angoscia e la gioia che non ci si vergogna di esternare solida e genuina…

Bepi De Marzi ha incontrato amici di grande storia umana e culturale, spesso alpini di gran cuore, a cui ha dedicato forse i canti più emozionanti del suo vasto repertorio e ora li richiama con affetto e racconta e si racconta, come si fa con quelli di famiglia. È dono. Padre Turoldo è qui, con lui.

 

Perché poi siamo tutti in piedi, al calare della notte e del brulichio delle stelle? Perché fra quella sublime geometrica architettura cantiamo i piani e i forti de Il Signore è il mio pastore, noi improvvisati e ignari coristi, diretti dal maestro De Marzi? Perché qualcuno si commuove?

 

I Crodaioli vogliono così abbracciare i soldati appena morti in Afghanistan. Si canta per loro e per noi. Loro sono le stelle miranti. Noi in cammino in questa villa, come tempio, così come si dovrebbe cantare, sostiene appassionato, in tutte le chiese, coralmente, insieme, i Salmi e gli Inni, che da millenni popolano e rafforzano la fede.

Parlano per Bepi De Marzi le note e le parole che dona generoso a chi fa spazio nel cuore, lo sguardo sincero, umile e intrigante nello stesso tempo di chi non si accontenta, di chi soffre per la solitudine a cui tanti sono condannati dai tempi odierni. Spendono pagine su di lui, enciclopedie e interviste paludate, ma di lui traccia efficace ritratto uno degli ultimi canti di cui è autore:

 

So dove l’erba nasconde la rugiada,

so dove i grilli accordano i violini,

so dove il vento si ferma quando trema,

 so dove nasce la voglia di cantare…

 

Riproduzione riservata ©

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