Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione europea, ha però ricordato che «in quasi 30 anni da quando sono entrate in vigore le prime regole europee sulle fusioni, abbiamo approvato più di 6000 accordi e ne abbiamo bloccati meno di 30. Perché crediamo nella competizione e non facciamo mai politica o favori quando parliamo di parità di condizioni». Dunque, con questa decisione, la Commissione europea smentirebbe quanti sostengono che l’Ue sia schiava dei cosiddetti “poteri forti” o succube dell’influenza franco-tedesca, smentendo «coloro che dicono che la Commissione è composta da tecnocrati ciechi, stupidi, testardi».
Bruno Le Maire, ministro delle finanze francese, nel corso di un’intervista a France 2, si è detto «profondamente rammaricato perché si tratta di un errore economico», aggiungendo che «la decisione va contro gli interessi industriali europei e la Francia non è d’accordo con la giustificazione tecnica dell’Ue per respingere l’accordo», laddove la decisione «servirà gli interessi economici e industriali della Cina». Infatti, Le Maire ha sostenuto che nell’Ue vigono «regole obsolete che devono essere ricostruite» e che, «su questa decisione, le regole del XX secolo sono state applicate alla realtà industriale del XXI secolo».
Pertanto, nelle prossime settimane, la Francia e la Germania presenteranno delle proposte per modificare le regole di concorrenza europee. Queste proposte potrebbero contemplare la possibilità che la Commissione europea consideri anche i mercati globali quando prende una decisione in tema di concorrenza, non limitando la propria analisi al solo contesto europeo, ma anche la possibilità che i Capi di Stato e di governo si esprimano su questioni legate alla concorrenza.
Le eventuali proposte franco-tedesche sembrerebbero in linea con le posizioni assunte con il
Trattato di Aquisgrana che Francia e Germania hanno recentemente firmato, che mira a creare
uno spazio geopolitico ed economico nel cuore dell’Europa, ma che non per forza sia al servizio dell’Europa. La Commissione europea non ha evidentemente tenuto in considerazione i fattori economici e geopolitici globali, che vedono la presenza crescente ed aggressiva di imprese cinesi, ma ha chiaramente applicato le attuali regole di concorrenza previste dai trattati europei che impongono di evitare che un’impresa assuma, in Europa, una posizione dominante. Una proposta di riforma delle regole della concorrenza dovrebbe comunque vedere coinvolti tutti gli Stati membri, mentre fare riferimento ai Capi di Stato e di governo implicherebbe il rischio di politicizzare anche questioni “tecniche” come quelle riguardanti la concorrenza e non è detto che sarebbe un bene.