Sicilia e rifiuti: di nuovo emergenza

In difficoltà un’altra discarica. L’organizzazione sul territorio è un completo fallimento, tra Ato, Srr e commissari. Si spera nella nuova (ennesima) legge di riforma

In Sicilia cinque discariche pubbliche e tre discariche private. Ed una mole di rifiuti enorme, per una popolazione di più di 5 milioni di persone. In materia di rifiuti, l’isola viaggia da un’emergenza ad un’altra. L’ultima è quella che riguarda una nuova discarica che chiude i battenti. Nel sito di Siculiana, non sarà possibile scaricare i rifiuti. Si è esaurita la capacità produttiva dell’impianto di biostabilizzazione dell’immondizia.

Il nuovo macchinario acquistato alcuni mesi fa, non riesce a “lavorare” i rifiuti con i tempi necessari a far sì che entro quindici giorni questi possano essere immessi in discarica e interrati. La società di gestione ha sospeso i conferimenti. I camion e gli autocompattatori dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) viaggiare per mezza Sicilia per scaricare a Lentini. I costi lievitano, i tempi si allungano e l’efficienza del sistema può andare in tilt. Qui rischierebbero di mettere in crisi la discarica che, a sua volta, raccoglie i rifiuti di un vasto comprensorio, che comprende anche vari comuni del siracusano e del ragusano.

È uno degli ultimi atti di una situazione di crisi sul fronte dei rifiuti che, in Sicilia, dura da alcuni anni. Le nuove normative avviate per la gestione non hanno funzionato. Le nuove strutture non sono decollate. In crisi gli “Ato”, le società di ambito (erano 27 in tutta l’isola) che avrebbero dovuto prendere in mano la gestione completa del ciclo dei rifiuti. Non è accaduto. Gli Ato, che avrebbero dovuto ricevere le risorse dai comuni ed agire con una finanza di secondo livello, hanno fallito il loro compito. Non hanno gestito quasi nulla, hanno creato strutture sovradimensionate e costose, oggi sono indebitate e in fase di liquidazione. Dal 2011, la gestione doveva passare alle Srr, società consortili formate dai comuni. Ma anche qui nulla di fatto. In alcune provincie si sono approvati i “piani d’ambito”, in altre questo non è accaduto. Sono affidate a dei commissari, il cui mandato scade il prossimo 15 febbraio.

Con una recente ordinanza il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta ha disposto la proroga delle gestioni attuali. Si dovrebbero conferire nuovi poteri ai commissari per il definitivo passaggio alla nuova forma di gestione. Di fatto, dovranno transitare dagli Ato alle Srr sia gli impianti (discariche in uso, discariche già chiuse, centri di compostaggio, centri di raccolta), che il personale, in molti casi il nodo più spinoso. Poi gli Ato in liquidazione completeranno il loro percorso: recupereranno i tanti crediti (spesso somme dovute dagli stessi comuni), pagheranno i loro debiti.

Intanto, si varano i progetti per la raccolta differenziata. «Il trend regionale è in netta crescita – spiega Salvatore Cocina, Energy Manager della Regione siciliana, responsabile dell’ufficio speciale creato da Crocetta per l’incremento della raccolta differenziata –, la media di differenziata in Sicilia nel 2015 è del 12,80 per cento, nel 2016 cresce al 16,50. Ma la media mensile di dicembre 2016 è di 21,15. Il dato è ancora troppo basso. Ma il tasso di crescita è evidente. Quanto potranno sopravvivere le discariche attuali dipende molto dalla raccolta differenziata. Se noi conferiamo meno rifiuti in discarica, queste potranno durare più a lungo».

Se la differenziata funziona, i costi per i comuni diminuiscono e potrebbero incrementare le entrate. Un dato per tutti. Il Corepla (Consorzio Nazionale Raccolta Plastica) riscontra, in Sicilia, una media regionale di circa 6 kg di imballaggi raccolti per abitante, contro i 20 nazionali. Nel 2016 il Corepla ha riconosciuto ai comuni fondi per 5 milioni di euro per raccolta e pressatura.

La mancata raccolta della plastica e del rifiuto differenziato comporta delle diseconomie: minori introiti per i comuni, più costi che dovranno affrontare per conferire in discarica materiali che invece potrebbero portare ricavi. Costi anziché guadagni. Un’equazione facile, ma un sistema difficile da scardinare.

Tutto questo, sullo sfondo di una Sicilia che vuole lasciarsi alle spalle le fasi incerte del passato. La nuova legge di riforma dovrebbe disegnare in maniera organica l’intero sistema dei rifiuti in Sicilia, regolamentare le Srr ed i loro compiti, prevedere nuovi impianti di raccolta di rifiuti, centri di compostaggio ed altro. Il condizionale è d’obbligo in un’isola che troppe volte si è scontrata in passato con normative nate male ed attuate peggio. Ma la storia insegna. Bisogna voltare pagina.

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