Sicilia alla scoperta dell’oro nero

Il condensato di un reportage di Guglielmo Boselli in Sicilia quando grandi speranze per l’isola venivano riposte nei primi ritrovamenti di petrolio nel ragusano.
50 anni fa
In questa rubrica, ci si è dovuti limitare per motivi di spazio a riproporre articoli molto brevi, escludendo in particolare i reportage che pure figuravano su ogni numero. Stavolta vogliamo offrire un condensato di uno di questi, frutto di un viaggio di Guglielmo Boselli in Sicilia, quando grandi speranze per l’isola venivano riposte nei primi ritrovamenti di petrolio nel ragusano. Molte di queste speranze sarebbero andate deluse, ma diedero il via a fare comunque della Sicilia quella piattaforma di grandi infrastrutture necessarie per accogliere e lavorare gran parte del flusso di petrolio che l’Italia avrebbe importato per consentire il proprio sviluppo industriale.

 

Sole, muretti a secco ovunque, terra riarsa, ombrose piante di carrubi e siepi di agavi, di fichi d’india, di oleandri. Ogni tanto incontri un carretto trainato da un asino. Ma all’ultima curva cambia il paesaggio: una montagna è stata spianata e sopra enormi serbatoi, ciminiere, torri metalliche si stagliano verso il cielo. A guardare meglio qualche cosa si muove nella valle. Sono i 51 pozzi di petrolio della Gulf già in funzione: pompe che oscillano come in un moto perpetuo. Promettono un milione e 400 mila tonnellate di greggio all’anno.

Più tardi sono sceso a Gela dove a fronte del Mediterraneo si ergono le torri dell’Agip mineraria. Nel fondovalle si muovono lentamente file interminabili di carretti carichi di uva. È in corso la vendemmia.

Verrebbe da chiedersi come mai siano state avviate queste ricerche in Sicilia, prima che in altre regioni italiane. È perché il governo regionale siciliano ebbe la saggezza di approvare una legge speciale che facilitava in modo determinante le ricerche. «Ho atteso per anni questo momento», scriveva commosso in quella occasione don Luigi Sturzo. Il Ragusa 1 – così venne chiamato il pozzo – risultò positivo. A 1700 metri di profondità una “trappola” geologica raccoglie infatti abbondante materiale petrolifero e negli anni successivi quella sacca verrà perforata da altre 80 sonde. Sul luogo dovrà sorgere una grande raffineria, verranno approntati anche un porto artificiale con quattro chilometri di banchine e una centrale termoelettrica. Sono previste infrastrutture, strade, ferrovie, scuole di qualificazione per rendere effettivo il vantaggio che la nuova ricchezza può portare all’isola.

Ora viene da chiedersi se sapranno tutti guardare al di là dei propri interessi immediati e accorgersi che esiste anche un altro protagonista di questa vicenda, magari impreparato davanti ai nuovi eventi, privo di tutto, salvo che di speranza, ma che domani chiederà conto di ciò che si sta facendo oggi anche per il suo avvenire.

Guglielmo Boselli

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