Sicilia al voto

In Sicilia si vota il 4 e 5 ottobre in 61 comuni. Il voto interesserà il 15 per cento della popolazione siciliana. Il quadro politico presenta alleanze diversificate che spesso non riflettono il quadro nazionale.
Politica Il candidato a sindaco di Corleone per il Movimento 5 Stelle Maurizio Pascucci al seggio Nella foto: schede elettorali Photo LaPresse - Guglielmo Mangiapane 25/11/18 Corleone ITA News 5 Star Movement candidate for Mayor of Corleone Maurizio Pascucci votes at the polling station In the picture: voting operations

In Sicilia si vota il 4 e 5 ottobre. La Regione a statuto speciale ha scelto una data per le elezioni amministrative diversa rispetto a quella del resto del Paese.

Si vota in 61 comuni. Due sono capoluoghi di provincia: Agrigento ed Enna, quest’ultimo il capoluogo più piccolo d’Italia, con i suoi 28.000 abitanti, divenuti 26.000 negli ultimi anni a causa delle continue migrazioni, soprattutto di giovani. I ballottaggi si terranno il 18 e 19 ottobre.

L’appuntamento elettorale di ottobre è riservato ai comuni che sarebbero dovuti andare al voto a giugno, data poi slittata a causa dell’emergenza Covid. Sono esclusi San Biagio Platani e Vittoria, due comuni commissariati per infiltrazioni mafiose, dove la scadenza del commissariamento avveniva dopo il 30 giugno. Per loro, sulla base di quanto previsto dalla legge, è stato necessario prevedere un turno straordinario, già fissato per il 22 e 23 novembre, con eventuale ballottaggio (solo per il secondo) il 6 e 7 dicembre.

Il voto interesserà il 15 per cento della popolazione siciliana. Ancora una volta, pur tenendo conto della peculiarità delle elezioni amministrative, una fetta interessante di elettori. Sono 17 (su 60) i comuni con più di 15.000 abitanti, per i quali è previsto il turno di ballottaggio. Oltre ai due capoluoghi di provincia si vota a Marsala, la città più popolosa con i suoi 80.000 abitanti.

Il quadro politico che si prospetta in Sicilia è spesso anomalo rispetto al quadro nazionale. Le alleanze sono diversificate e spesso non riflettono il quadro nazionale. Il Movimento 5 stelle ha spesso privilegiato le liste autonome, il centrosinistra è talvolta unito, altre volte spaccato (Vittoria, Enna), ma lo stesso accade anche nel centrodestra, come a Marsala. Primeggiano, come sempre, le liste civiche, spesso frutto di alleanze trasversali, nate fuori dai partiti, o costruite come supporto ai candidati scelti dai partiti, altre volte espressione di progetti civici nati nella città e portatori di istanze organizzate, come nel caso di Enna. Non mancano le polemiche ed i possibili risvolti anche giudiziari. A Enna sotto i riflettori alcuni concorsi espletati dall’Asp (Azienda sanitaria prvinciale). È intervenuto anche il presidente della commissione regionale antimafia Claudio Fava.  Fava ha annunciato che la commissione inoltrerà «le segnalazioni al prefetto e al procuratore della Repubblica di Enna per le loro opportune valutazioni». Ed ha aggiunto: «Sarà nostra premura, appena concluse le consultazioni elettorali, calendarizzare nella prima data utile una missione istituzionale ad Enna, per incontrare (come abbiamo fatto con le altre prefetture siciliane) il prefetto, il procuratore e i rappresentanti delle forze dell’ordine». Ad elezioni concluse, gli strascichi saranno inevitabili.

I nuovi sindaci saranno chiamati a governare in una Sicilia stretta nella morsa di una recessione che sembra quasi inarrestabile. Il divario tra Nord e Sud si allarga e la perdita di posti di lavoro è molto alta, aggravata dal periodo Covid. Le finanze dei comuni sono in difficoltà. In Sicilia pesano alcune scelte scellerate di amministratori del passato, ma anche le minori entrate dei comuni che non riescono a riscuotere le tasse, sia a causa della povertà, sia a causa di un forte tasso di evasione (spesso i due fenomeni sono collegati). A Ispica, cittadina di 15.000 abitanti, in provincia di Ragusa, che si reca al voto il 4 e 5 ottobre, il 30 settembre il consiglio comunale ha bocciato il piano di riequilibrio (con una maggioranza ostile al sindaco in carica). Di fatto, il comune, a tre giorni dal voto, ha scelto la via del dissesto. Ad appena sette anni da quello proclamato nel 2013. Accade anche questo.

 

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