Si fa presto a dire pace

Anestetizzati dal profluvio di immagini di guerra e di attentati terroristici e sfiduciati dalle inconcludenti iniziative internazionali per fermare la violenza bellica, siamo capaci di sbottare con un uffa, quando sentiamo parlare di pace, tanto sembra scontata, inopportuna o controproducente qualsiasi riflessione sul tema. L’indomito papa Wojtyla viene invece ancora una volta a ripescarci dal baratro del senso d’impotenza personale e collettiva e a scuoterci dal torpore della coscienza. Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male. Il male non si sconfigge con il male: su quella strada, infatti, anziché vincere il male, ci si fa vincere dal male, ha affermato, per poi indicare che la pace è un bene da promuovere con il bene, da custodire e coltivare mediante scelte e opere di bene. Si apre così il messaggio dell’anziano pontefice per la Giornata mondiale della pace, celebrata il 1° gennaio. Nella diffusa incertezza collettiva tra bene e male, ci viene ricordato che il male non è una forza anonima che opera nel mondo in virtù di meccanismi deterministici e impersonali. Precisa il papa: Il male ha sempre un volto e un nome: il volto e il nome di uomini e di donne che liberamente lo scelgono. Cosa serve alla pace? Il papa chiede di far tesoro della grammatica della legge morale universale, che invita a rispettare e promuovere la vita delle persone e dei popoli, e stigmatizza alcune vicende drammaticamente esemplari: il continente africano, dove perdurano conflitti; la situazione della Terra Santa, dove non si riescono ad annodare i fili della mutua comprensione; la violenza terroristica, che spinge il pianeta verso un futuro di angoscia; il dramma iracheno, che si prolunga in situazioni di insicurezza per tutti. In questo respiro planetario, il papa parla per la prima volta del principio della cittadinanza mondiale. Spiega: L’appartenenza alla famiglia umana conferisce ad ogni persona una specie di cittadinanza mondiale, rendendola titolare di diritti e di doveri, essendo gli uomini uniti da una comunanza di origine e di supremo destino. Commenta con tratto paterno: Basta che un bambino venga concepito perché sia titolare di diritti, meriti attenzioni e cure e qualcuno abbia il dovere di provvedervi. Ne consegue perciò che la condanna del razzismo, la tutela delle minoranze, l’assistenza ai profughi e ai rifugiati, la mobilitazione della solidarietà internazionale nei confronti di tutti i bisognosi non sono che coerenti applicazioni del principio di cittadinanza mondiale. Se siamo d’accordo, sembra dirci Wojtyla, sbrighiamoci ad operare per la pace affrontando due sfide: i nuovi beni, frutto della conoscenza scientifica e del progresso tecnologico, vanno posti al servizio dei bisogni primari dell’uomo con l’abbattimento di barriere e monopoli; la lotta alla povertà, la ricerca della pace e della sicurezza, la preoccupazione per i cambiamenti climatici, il controllo della diffusione delle malattie vanno affrontati dalla comunità internazionale con una rete sempre più ampia di accordi giuridici ispirati a equità e solidarietà. Una terza sfida, sempre nella logica della pace, è quella della povertà. Giovanni Paolo II è, al riguardo, perentorio. Il nodo del debito estero dei paesi poveri non ha ancora trovato adeguata soluzione, il finanziamento allo sviluppo ha bisogno del rispetto degli impegni presi e di nuove proposte, la cooperazione internazionale necessità di una nuova cultura politica. Proprio vero. Non basta dire pace.

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