Sfoglia la rivista
Logo 70°

Ricerca di base
Le parole digitate vengono cercate nel titolo e nel testo degli articoli pubblicati sul sito.
La ricerca mostrerà gli articoli che contengono tutte le parole inserite, indipendentemente dalla loro posizione o dall’ordine in cui le hai scritte.
I risultati sono in ordine cronologico (dal piu recente al meno recente).

Ricerca della frase esatta
Usa il filtro “Frase esatta” per trovare i termini nell’ordine preciso in cui li hai digitati.

Ricerca solo nel titolo
Usa il filtro “Solo nel titolo” se desideri che le parole digitate siano cercate esclusivamente nelle titolo dei contenuti.

Filtri avanzati
Se vuoi limitare la ricerca a una tipologia specifica dell’articolo, utilizza i filtri avanzati disponibili.

Ricerca per autore
Per cercare un autore e i suoi articoli:

  • Digita nome e cognome oppure solo il cognome nel campo ricerca.
  • Nei risultati, clicca sulla scheda dell’autore desiderato.
  • Nella pagina dell’autore troverai la sua biografia e la raccolta completa dei contenuti a sua firma.

Cultura > Fiction

Sharman, un magnifico Lorenzo de’ Medici

di Edoardo Zaccagnini

- Fonte: Città Nuova

L’attore britannico è riuscito a conquistare il pubblico Rai vestendo i panni di un grande della storia italiana, mettendo in mostra le doti che lo resero capace di dare lustro a Firenze e di vincere i suoi acerrimi nemici.

Campanili, cipressi, marmi e colline erbose. Facciate, piazze, pitture e pure qualche rudere romano, poetico al tramonto, ad affiancare certe galoppate da Firenze a Roma. In questo spazio splendidamente italiano, tutto da esportazione per linee, fulgore e colori, si agitano la politica e gli amori tra le dame e i cavalieri. Un paesaggio geografico e architettonico, certo, ma anche umano e dunque aggredito da tempeste i cui mandanti si chiamano potere e denaro. Che pure le armi e il sangue impongono all’appello, quando le parole non bastano a tenere a bada le conseguenze peggiori che i due mostri – quasi siamesi – sanno scatenare. Tutto questo ribolle attraente, abbondante, se vuoi scolastico, didascalico, ma anche ben incollato e fluente, confezionato a mestiere, nella seconda stagione de I medici, tutta dedicata a Lorenzo il Magnifico, per uno sfavillante omaggio – senza se e senza ma – alla sua statuaria figura.

Bello fuori, in questa fiction Rai dal respiro internazionale, con il viso e i muscoli dell’inglese Daniel Sharman. E bello dentro, perché concentrato raro di lealtà e altruismo. Un democratico pacifista, col «peso della coscienza», e poi lungimirante, colto e sportivo, onesto, anche se innamorato di due donne: Lucrezia Ardinghelli Donati, fin da ragazzino – con grande passione – e Clarice Orsini, più sobria e spirituale, bella e intelligente. Diverse e affascinanti entrambe, nella loro complementarietà funzionale alla narrazione.

Innamorato, soprattutto, il nostro Lorenzo, con lucida passione della sua città: «per il bene di Firenze», ripete quando situazioni complicate, drammatiche e delicatissime non gli danno pace. Appena sistema una cosa, del resto, un’altra se ne rompe, e da ogni scoppio prende forza la seconda stagione de I Medici, che costruisce i suoi schemi narrativi tra un riparti e un ricuci del Magnifico, tra un galoppa e un vai a parlare dell’aitante e astuto eroe, mai felice di sguainare la spada, anche se saprebbe usarla molto bene.

Non s’arrende mai, il giovane e instancabile cavalcatore, il velocista della soluzione e il sognatore politico. Un compendio notevole di qualità umane, insomma, e questa perfetta sinergia di corpo e pensiero quasi sormonta, addirittura, la gigantesca fama del personaggio storico. «Un re senza corona», lo definisce sua moglie Clarice, reso ancor più luminoso e inarrivabile dalla cupezza del suo rabbioso antagonista: quel Jacopo De Pazzi interpretato da Sean Bean – già Eddard Stark in Il trono di Spade – con cui costantemente lotta. È il suo orrribile nemico, guerrafondaio, tentatore rabbioso ed accecato dall’odio, mentre gli altri priori e i ricchi fiorentini assistono al combattimento impari tra il fuoriclasse capace di magie ed un cattivo poco sfumato, che finisce puntualmente per prenderle, fino a trasformare le sconfitte in violenza politica brutale e intrisa di sangue. Vedasi, soprattutto, la congiura de Pazzi, del 26 aprile 1478, con cui si chiude la stagione e con la quale viene ucciso Giuliano De Medici, il fratello di Lorenzo, in Santa Maria del Fiore.

Sono così opposti, dunque, così distanti, il Lorenzo e lo Jacopo della serie prodotta da Lux Vide – andata in onda in 4 puntate su Rai Uno dal 23 ottobre a martedì scorso, 13 novembre – che non alimentano a vicenda quell’umana complessità di cui si avverte un pochino la mancanza: quell’odore forte della vita addosso che ne ispessirebbe un po’ il ritratto. E quindi il giochino dell’identificazione con il buono e del rifiuto del cattivo è da ragazzi, e funziona molto bene solleticando di continuo l’emotività. Al netto di ciò, i duelli tra l’eroe e il suo avversario si combattono molto spesso sul pavimento della storia, anche se non tutti i tasselli del mosaico sono autentici, e sopra la superficie viene a volte passata una mano lucidatrice di romanzo.

Il rigore filologico, insomma, non è integrale, ma nel complesso è un rapporto abbondantemente sufficiente: i grandi eventi sono là, la guerra di Volterra, l’assedio di Città di Castello, il braccio di ferro tra Lorenzo e il Papa per Imola, e l’uccisione di Galeazzo Sforza. Sono sempre causa o conseguenza dei duelli tra gli antagonisti, e sono spiegati con un misto di rapidità, chiarezza e semplificazione. Lasciando sempre un certo spazio, per molti versi obbligato, ai baci appassionati delle coppie protagoniste e di quelle comprimarie. Ce ne sono diverse: Giuliano De’ Medici e Simonetta Vespucci; Bianca De’ Medici – sorella di Giuliano – e Guglielmo De’ Pazzi. E poi Novella Foscari e quel Francesco De’ Pazzi – nipote di Jacopo – che pugnala mortalmente, nella puntata che chiude la stagione, Giuliano nella basilica di Santa Maria del Fiore.

A conti fatti, comunque, nella seconda stagione de I medici, dentro la fotografia smaltata e intensa, tra le note avvolgenti di Paolo Buonvino e le cartoline mozzafiato sullo sfondo, oltre certi sguardi e tagli di abito che rimandano più alla modernità che al Rinascimento, si respira anche il desiderio di sintetizzare didatticamente i primi anni di Lorenzo De Medici alla guida di Firenze, e come era composto il potere, allora, nella penisola italica. E poi, volendo, che fa sempre bene, si può compiere, vedendo questa serie che intriga e coinvolge per come è studiata e curata, un ripasso di quanto la sete di potere e di denaro siano mali antichi dell’essere umano, e fomentati dal sentimento dell’odio siano capaci di penetrare ogni sua stagione, anche quelle considerate le più luminose, iniettandovi morte e sofferenza. È un nostro limite da cui non possiamo mai distrarci. Ce lo insegna la storia. Anche quella più gloriosa.

Riproduzione riservata ©

Condividi

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come?
Scopri le nostre riviste,
i corsi di formazione agile
e i nostri progetti.
Insieme possiamo fare la differenza!
Per informazioni: rete@cittanuova.it

Ricevi le ultime notizie su WhatsApp. Scrivi al 342 6466876