Intanto figlie e figli fanno i conti con il dolore e la difficoltà e imparano o possono imparare molte cose riguardo la vita, le relazioni interpersonali, la cura degli altri, il coraggio, la tenacia, la sofferenza di un dolore sconosciuto, subito, ma anche accolto se figure grandi o meno sono state coerenti e attente.
Questi due anni di pandemia sono stati davvero un banco di prova per chi di scuola vive: oltre agli utenti, coinvolti sono gli amministratori a tutti i livelli fino al ministero, purtroppo non sempre proprio all’altezza della situazione. E fra gli altri ha vissuto tutto sulla propria “vita”, una folta schiera di dirigenti scolastici, che hanno dovuto affrontare momenti così complessi, da richiedere personalità di grande forza morale, umana e quindi professionale, elementi inscindibili per chi dirige, servendo.
Una riflessione condivisa con una dirigente che ha fatto del servizio ai bambini e ai ragazzi un compito primario fatto di responsabilità, di idealità e di rigore psicopedagogico e didattico.
Carmela Riganò: dirigente scolastica a Lodi
Incrocio sui social la segnalazione di genitori entusiasti per innovazioni introdotte dalla dirigente dott.ssa Carmela Riganò, del Secondo Istituto Comprensivo di Lodi. In effetti appuro che riscuote il consenso grato delle famiglie. Quando la contatto, verifico che ogni scelta è proposta e supportata da competenza e dalla promozione delle buone prassi, che attingono ai grandi temi della psicopedagogia e della didattica, appunto. Innovazioni? Forse… Scelte illuminate sì, per cui si richiede fermezza, professionalità e generosità.
Ecco allora aprirsi per questo istituto, oltre alla cura dei consueti corsi, alcune novità come per esempio la scuola montessoriana, la supervisione con esperti per le esperienze della scuola senza compiti e senza voti… Non sono temi “moderni”, lo sappiamo, ma ancora inusuali purtroppo. Sono temi tanto entusiasmanti quanto abbracciati ancora da pochi, nonostante gli studi e gli aggiornamenti trovino abbondantemente radici nel secolo scorso e oltre, e per cui occorre avere ben chiaro il faro a cui guardare, che è essenzialmente il rispetto per la persona che cresce.

Carmela Riganò, dirigente del Secondo Istituto Comprensivo di Lodi
Con grande gentilezza e passione la dirigente impiega tempo (molto prezioso) per illustrarmi la sua visione della situazione attuale in cui versa la scuola. Le sue parole sono decise e piene di umanità, ma velate di consapevole sofferenza, perché il Covid, nel suo imperversare disordinato e improvviso, ha segnato scolari, studenti, insegnanti e presidi:
«Noi della scuola ci siamo sentiti a più riprese soli, senza strumenti e abbiamo dovuto inventarci la scuola in pandemia, non senza timori e dubbi, alle prese con l’indefinito, con burocrazia e una sanità in difficoltà, con cui collaborare e con cui confrontarci per il bene collettivo.
Non sono stati anni facili. Nella scuola anche per noi dirigenti non ci sono mai anni semplici, lo sappiamo, ma noi restiamo in prima linea sempre. Io credo in quello che stiamo facendo: stiamo crescendo con le famiglie, le future generazioni e noi abbiamo il dovere di testimoniare che vivere bene con gli altri è possibile e, senza ombra di dubbio, meraviglioso. Ma i nostri bambini e bambine, e i nostri ragazzi e ragazze hanno bisogno di molta attenzione, che si realizza solo nella capacità di stare con loro, per loro, di incontrarli davvero con lo sguardo, di condividere con loro la fatica e le gioie».
Covid, scuola e l’alleanza che guarisce
Iniziative apparentemente semplici diventano complesse in questi tempi. Le relazioni con le famiglie hanno bisogno di essere qualificate, valorizzate perché essenziali nella qualità di un istituto. Ma tutto, sotto il tetto di una scuola, deve diventare alleato di queste bambine e di questi bambini, di questi giovani. «Se non lo siamo noi alleati, chi potrà diventarlo? Chi potrà difenderli e guidarli, e rassicurarli e facilitare la loro migliore realizzazione? Chi potrà allenarli a volare alto e in autonomia, come si dovrebbe?».
Trascorrere un giorno in una presidenza scolastica è un’esperienza significativa, perché ogni dirigente resta comunque si voglia un educatore, un supporto, un consulente per gli insegnanti e i genitori. Il tentativo di mascherare i presidi trasformandoli in manager di gestione, proprio non incontra il benestare dei più.
Certo, occorre essere efficaci e consapevoli, però mai il preside può diventare il mero esecutore di circolari e decreti. Eppure, questo pesa su di loro, soprattutto in questi mesi duri. Allora, ecco fiorire complicità con docenti illuminati e famiglie, e se questa alleanza è trasversale, allora la scuola funziona e diventa luogo di benessere: ma che fatica! sostenere progetti e cammini di qualità!
Quale operatività ha scelto per dirigere l’istituto affidatole?
«Occorre essere innanzitutto consapevoli e ho inizialmente dedicato molto tempo a conoscere la realtà delle numerose scuole, sparse in cinque comuni diversi, con i suoi docenti, gli scolari e gli studenti, le famiglie, e confermo senza dubbio che è stato un tempo prezioso. Infatti, questa vicinanza conoscitiva avrebbe avuto subito dopo, in tempo di pandemia, un’importanza fondamentale per rispondere ai bisogni, per qualificare gli interventi necessari, per motivare a distanza, per delegare con competenza e creare quella fiducia indispensabile a traghettare le persone nel mare burrascoso dei vari lockdown». Sostenere e valorizzare le professionalità, dal dirigente amministrativo ai docenti, dagli operatori alle famiglie, dare dignità a sofferenze e difficoltà, scegliendo di stare accanto con rispetto, senza giudicare, ma mettendo le criticità al centro della cura, è stato un primo impegno della dirigente, che viene da una storia interessante.
Il dirigente scolastico può fare la differenza
Insegnante di ruolo e madre di tre figli, con il desiderio sempre più pressante di mettere a servizio talenti coltivati negli anni, di poter fare “qualcosa di più” per chi va a scuola e cresce, ecco la dottoressa Riganò sceglie la strada della dirigenza, perché «il dirigente scolastico può fare davvero la differenza per la crescita educativa dei bambini affidati alle nostre scuole!»
Cammino non certo facile, in cui diversi fattori esistenziali interagiscono. Anche un dirigente ha una famiglia di cui avere cura e da vivere…
«Certo, in questo percorso la famiglia è stato un elemento essenziale: poter avere l’alleanza di marito e figli in questo processo di cambiamento per me e per noi è stata la premessa senza la quale non avrei potuto proseguire e dare forma concreta ai miei progetti umani e professionali. È stato condividere idealità, valori, crescere nella condivisione anche dei momenti difficili. E comunque lavorare con la serenità necessaria per essere presente sempre, a tutti i livelli, soprattutto nell’emergenza che questa pandemia ha costruito attorno a relazioni, tempistiche e prassi, così già complesse in tempi normali».
Chiudo questo articolo nel giorno che celebra i 100 anni dalla nascita di Mario Lodi, il maestro dell’empatia esigente, della gentilezza e della pedagogia dell’ascolto e della centralità del bambino, e di molte altre istanze ancora oggi rivoluzionarie in una scuola, faticosamente in cammino ma che può fare moltissimo per le persone che crescono, e che apre scenari ricchi di umanità e di bellezza. Grazie a tutti i dirigenti che credono e rendono tutto questo possibile.