«I santi fanno la storia. È questo il messaggio dell’Apocalisse. “Grazia a voi e pace da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra” (Ap 1,5). Questo saluto fa sintesi del cammino di Gesù in un mondo conteso tra potenze che lo devastano. Al suo interno sorge un popolo nuovo, non di vittime, ma di testimoni». Con queste parole di speranza, pronunciate da papa Leone XIV nell’omelia della s. Messa del Crisma del giovedì santo, inizia il triduo pasquale.
I giorni che stiamo vivendo, gli scenari di guerra, l’apprensione per le sorti dei popoli, richiamano ognuno a levare lo sguardo al Signore della storia. «In quest’ora oscura della storia è piaciuto a Dio inviarci a diffondere il profumo di Cristo dove regna l’odore della morte. Rinnoviamo il nostro “sì” a questa missione che ci chiede unità e che porta la pace. Sì, noi ci siamo! Superiamo il senso di impotenza e di paura!». È il richiamo alla responsabilità personale, a vivere quest’ora della storia con consapevolezza e impegno.
«Ogni autorità dovrà rispondere davanti a Dio del proprio modo di esercitare il potere ricevuto: il potere di giudicare, ma anche il potere di avviare una guerra o di terminarla, il potere di educare alla violenza o alla pace, il potere di alimentare il desiderio di vendetta o quello di riconciliazione, il potere di usare l’economia per opprimere i popoli o per liberarli dalla miseria, il potere di calpestare la dignità umana o di tutelarla, quello di promuovere e difendere la vita oppure di rifiutarla e soffocarla. Anche ognuno di noi è chiamato a rispondere del potere che esercita nella vita di tutti i giorni». I testi delle meditazioni della Via Crucis del venerdì santo, preparati da p. Francesco Patton, O.F.M., già custode di Terra Santa, fanno eco alle parole di papa Leone e richiamano ancora una volta a cambiare rotta, a deporre le armi a ricostruire il mondo di cui ciascuno è custode.
L’invito alla conversione risuona anche quest’anno lungo il cammino della croce che si svolge al Colosseo, luogo in cui tanti uomini e donne hanno testimoniato la fede fino alla fine. Papa Leone XIV porta la croce attraverso tutte le stazioni, un gesto fortemente simbolico, «di preghiera e di vicinanza», aveva dichiarato nei giorni scorsi.
«La Via Crucis non è il cammino di chi vive in un mondo asetticamente devoto e di astratto raccoglimento, ma è l’esercizio di chi sa che la fede, la speranza e la carità sono da incarnare nel mondo reale, dove il credente è continuamente sfidato e continuamente deve fare proprio il modo di procedere di Gesù», si dice all’inizio delle meditazioni.
Tutta l’umanità è presente in questa preghiera, con le sue ferite e le sue cadute. C’è chi osserva impotente o indifferente e chi, invece, aiuta a portare la croce. Così, il cireneo è simbolo di «tante persone che scelgono di fare qualcosa di buono per gli altri in ogni parte del mondo». Sono davvero tante! «Ci sono migliaia di volontari che, in situazioni estreme, rischiano la vita per soccorrere chi ha bisogno di cibo, di istruzione, di cure mediche, di giustizia. Molti di loro non credono nemmeno in te, eppure, anche se inconsapevolmente, ti aiutano ancora a portare la croce e, mentre si prendono cura di altre persone in carne e ossa, stanno in realtà, ancora una volta, prendendosi cura di te».
Mentre la croce procede, in un clima di raccoglimento e di preghiera, il racconto della passione illumina la vita, l’agire di ognuno, la presenza delle donne sotto la croce di Gesù e sotto tutte le croci del mondo. «Dove c’è una sofferenza o un bisogno, le donne ci sono: negli ospedali e nelle case di riposo, nelle comunità terapeutiche e di accoglienza, nelle case-famiglia con i minori più fragili, negli avamposti più sperduti della missione ad aprire scuole e dispensari, nelle zone di guerra e di conflitto per soccorrere i feriti e consolare i sopravvissuti. Le donne ti hanno preso sul serio!». Nel silenzio, si ascolta il pianto di quelle madri che «piangono su sé stesse e sui propri figli: portati via e incarcerati durante una manifestazione, deportati da politiche prive di compassione, naufragati in disperati viaggi della speranza, falcidiati nelle zone di guerra, annientati nei campi di sterminio».
Il rispetto della dignità di ogni persona è il monito che giunge da ogni meditazione e raggiunge anche il mondo dello spettacolo e della comunicazione. Troppo spesso si assiste al tentativo di umiliare l’uomo: «Lo pratica l’industria dello spettacolo, quando ostenta la nudità per guadagnare qualche spettatore in più. Lo pratica il mondo dell’informazione, quando denuda le persone davanti all’opinione pubblica. E talvolta lo facciamo anche noi, con la nostra curiosità che non rispetta né il pudore, né l’intimità, né la riservatezza degli altri».
Il Signore Gesù, prende tutto su di sé e chiede a ciascuno di noi di essere suoi strumenti per guarire le ferite di un mondo malato. In queste ore, prima della celebrazione della Pasqua, ognuno è chiamato ad accogliere l’invito espresso da papa Leone nell’omelia della Messa in coena Domini: «Davanti a un’umanità in ginocchio per molti esempi di brutalità, inginocchiamoci anche noi come fratelli e sorelle degli oppressi».
