Sete di spirito

Maria Voce in visita a Mosca. Un incontro storico per i Focolari dopo gli anni bui del regime.  
Mosca
Le cupole dorate della piccola chiesa ortodossa, le sue pareti bianco candide, sfidano i grattacieli e i tralicci di una nuova linea tranviaria. L’anima della grande Mosca prova a contenere tradizione e modernismo, spiritualità e crescita economica ed è tutta un cantiere, non solo edile. Veder circolare liberamente monaci e pope ortodossi, sorprende ancora gli stessi russi, che non si sono del tutto gettati alle spalle le ferite del passato. Il campo della fede e della riflessione intellettuale, poi, è attraversato da solchi profondi, bagnati spesso dal sangue dei martiri e la memoria di ciascuno di loro è viva.

 

Le Mercedes e le Ferrari che circolano sulle 12 corsie di Leningradskij Prospekt possono tranquillamente far confondere la capitale della Federazione russa con una delle tante metropoli occidentali: la ricchezza finalmente conquistata e talvolta ostentata è però una patina. I conti restano aperti con saldi in negativo per molte categorie sociali: medici, insegnanti, pensionati, tutti con retribuzioni bassissime, che incoraggiano secondi lavori o contributi sottobanco. La grande nazione degli zar, quasi un impero che si stende ancora dall’Europa all’Asia, dal Mar glaciale artico all’Oceano Pacifico, vive di contrasti stridenti e il divario tra pochi ricchissimi e molti poveri o tra chi nella city lavora come manager di multinazionali e chi invece arriva dal Caucaso per tenere lindi marciapiedi e strade, si allarga come le lame di una grande cesoia.

 

La Mosca che si è presentata a Maria Voce e Giancarlo Faletti, presidente e co-presidente del Movimento dei focolari, in visita nella città a metà maggio, è anche così. Non è certo quella tetra degli anni sovietici, oggi sorprende per le sfaccettature scintillanti, fatte di una corsa al consumo che sta guadagnando sempre più terreno con i brand di moda, le grandi catene commerciali, ma fatta anche di investimenti a tutto campo, dall’energia ai jet. Poi c’è il grigio della corruzione, del costo altissimo della vita, della paura degli attentati: i controlli sono certosini in tutti i luoghi pubblici e sulle undici linee della efficientissima metropolitana, sempre in ampliamento.

Eppure, appena arrivata Maria Voce ha confidato: «Mi sono sentita “portata” da questa vita di santità che qui si respira e ho ricordato l’espressione tradizionale la “santa Russia”. Ho capito che la santità è il dono che questa nazione può fare all’umanità, anche per i suoi martiri, appartenenti a tutte le Chiese».

 

Le testimonianze dei tanti pionieri del Movimento dei focolari hanno in effetti questo timbro. Per la prima volta insieme da San Pietroburgo a Krasnojarsk, ripercorrono la storia degli inizi: ci sono i viaggi segreti degli anni Sessanta, gli interrogatori del Kgb, gli appuntamenti nascosti, le file davanti ai negozi vuoti, le barriere tra le Chiese che diventano frontiere da percorrere insieme, cattolici e ortodossi.

In Oleg, jazzista e compositore, sono vivi i ricordi della persecuzione e il senso di smarrimento provato alla morte di Alexander Men’, il sacerdote ortodosso ucciso nel 1990, che aveva creato piccole comunità di studio del Vangelo, dal timbro ecumenico. «Poi ho conosciuto la spiritualità di Chiara Lubich – dice – e mai avrei detto che un movimento cattolico mi potesse aiutare a capire il mio posto nella Chiesa ortodossa».

 

Il ritorno alla fede è certamente uno degli effetti più sorprendenti del dopo Urss. L’ateismo di Stato non ha cancellato l’impronta religiosa di questo popolo, anzi c’è chi oggi dall’Occidente arriva in Russia per scoprire un percorso spirituale. Le sacre liturgie ortodosse sono frequentatissime e vi partecipano non solo gli anziani, ma anche tanti giovani che si sono avvicinati all’esperienza religiosa da tre, cinque anni al massimo. C’è sete di conoscenza della Scrittura e di vita spirituale. E nel contempo urge trasferire nella vita quotidiana quanto celebrato di fronte alle maestose e bellissime iconostasi, strappate all’ideologia atea, che aveva fatto delle chiese fabbriche o depositi.

 

«Ci vuole un passo deciso nel dare testimonianza della nostra fede – è l’incoraggiamento di Maria Voce a una giovane coinvolta inconsapevolmente in una frode –. In questi posti si può cambiare se ci sono persone come te». «Sei in una realtà da cristianizzare – aggiunge il co-presidente Giancarlo Faletti rivolgendosi alla ragazza – e Gesù si serve di te per far passare un messaggio. Dentro il businessman senza scrupoli c’è sempre un uomo con un’anima, magari piccola, ma proprio per quella noi non possiamo rinunciare».

In questo territorio immenso, in città di milioni di abitanti ci si potrebbe facilmente scoraggiare; ma la presidente dei Focolari insiste sul valore di comunità piccole, vitali e, con un’efficace slogan, incoraggia tutti a «serrare le righe», per mostrare quale tesoro è Dio in questo contesto e quante sorprese potrà riservare se il dialogo e l’amore evangelico entreranno sempre più a fecondare la vita quotidiana.

 

Nessuno si nasconde le difficoltà, ma nessuno è disposto a cedere: del resto la tenacia del popolo russo è nota, qui c’è gente che osa, temprata dalla sofferenza, che ha saputo mantener viva, pur nel gelo, la fede, l’accoglienza, il calore. Ora è proprio tempo di primavera.

Maddalena Maltese

 

BOX 1

La Russia di Zanardi Landi

Intervista all’ambasciatore italiano a Mosca, Antonio Zanardi Landi.

 

Che significato attribuire all’iniziativa di promuovere un anno dedicato alla cultura e alla lingua italiana?

«In Russia c’è grande apertura, amicizia, e tutto ciò che è italiano interessa. Stiamo allestendo una mostra dedicata a Caravaggio e poi abbiamo promosso iniziative in 32 città della Federazione, poiché la cultura e l’arte italiana sono entrati nella formazione dell’uomo russo e quindi sono un patrimonio comune».

 

Eppure qualcuno dichiara che letteratura e cultura non hanno potere…

«La cultura e la letteratura non hanno quasi mai un potere immediato, ma mettono le basi per il futuro. Un quotidiano o un blog hanno maggiore impatto, ma per un progetto solido ci vogliono le fondamenta».

 

Che contributo può dare l’Italia alla Russia?

«Può presentare un volto d’Europa non antagonista, che ispira fiducia. Ci sono operazioni industriali e progetti di ricerca in cui russi e italiani lavorano fianco a fianco con reciproca soddisfazione e i legami di fiducia si sviluppano facilmente quando si lavora insieme; c’è un vincolo maggiore».

 

BOX 2

La Russia di Dmitry Sizonenko

Segretario del dipartimento per le relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, Dmitry Sizonenko ha incontrato Maria Voce, durante il suo soggiorno. Lo abbiamo intervistato.

 

Quali sfide si presentano oggi alla Chiesa ortodossa?

«Una è certamente la mobilità: la gente non mette radici e le generazioni cambiano rapidamente e non trovano legami. Anzi, non li cercano, poiché la famiglia è stata disgregata, manca il senso di paternità e c’è paura di unioni stabili e progetti futuri. La Chiesa non ha ancora un linguaggio adatto a questo tempo mutevole, la tradizione non basta più».

 

Si può lavorare con la Chiesa cattolica?

«Possiamo dare una testimonianza comune affermando i valori della vita, dal concepimento alla morte naturale e salvaguardare la famiglia; ma è fondamentale che questi valori non restino parole o dichiarazioni che la gente non capisce: vanno riempiti di sostanza».

 

Quale ruolo possono avere i movimenti, esperienza poco diffusa nella realtà ortodossa?

«Movimenti come quello dei Focolari, sono un lievito per la massa, sono un segno profetico: dentro una comunità o una parrocchia giovane possono contribuire a darle solidità e sviluppo. Essi rispondono alla natura e alla vocazione iniziale della Chiesa: essere una famiglia, non solo per gli appartenenti ma per tutti gli altri. Senza i movimenti le Chiese rimarrebbero istituzioni sociali, politiche o finanziarie».

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