Sessanta giovani per Siracusa

Si torna nel capoluogo siciliano per il quarto Summer Campus. Con lo zaino in spalla e la voglia di dare. Dare qualcosa a chi più ha bisogno, a chi vive in periferia ed ha avuto meno dalla vita.

Torna il Siracusa Summer Campus: dal 30 luglio al 6 agosto varie attività, laboratori, momenti formativi saranno ospitati nelle parrocchie San Metodio e San Corrado. Lì alloggeranno sessanta giovani provenienti da tutta Italia che hanno deciso di spendere una parte della loro estate per i bambini dei quartieri di periferia. L’esperienza, giunta al quarto anno, farà un salto di qualità. Insieme ai “Giovani per un Mondo Unito” ci saranno anche i giovani della Gi.Fra. (Gioventù Francescana), da tempo presenti nel quartiere.

Il campus, quest’anno, si sdoppia: un’altra iniziativa analoga è stata avviata a Roma. Giovanni Calabrò è uno dei “veterani” del campus, sempre presente nelle edizioni precedenti . Ricorda la prima esperienza del campus, quattro anni fa. «Con altri giovani per un mondo unito d’Italia – racconta – nel 2013 avevamo partecipato al “cantiere Legalità” a Caserta. In tutti, c’era la voglia di spendersi per la nostra terra e la nostra gente. In quel periodo, arrivò la proposta di Franco Sciuto, Garante per i Diritti dell’Infanzia a Siracusa. Fu lui a segnalarci la situazione di alcuni quartieri di periferia a Siracusa, dove i bambini hanno veramente poco. Arrivammo, ospiti della scuola media “Martoglio”, dove si è svolto il primo “campus”. Era l’agosto 2014. Da allora non ci siamo fermati».

Le modalità del campus sono sempre diverse. Dapprima la scuola media Martoglio, lo scorso anno, le attività si sono allargate anche alla scuola Chindemi. Quest’anno saranno le due parrocchie ad ospitare le attività per i bambini al mattino, e i momenti formativi per i giovani del Campus nel pomeriggio. In uno dei pomeriggi ci si sposterà a Scicli, dove altri giovani, nel Centro Diurno per minori, vivono un’esperienza simile per i bambini più piccoli. L’esperienza si chiama “Vacanze in donazione”. Gruppi di giovani arrivano da tutta Italia per trascorrervi un periodo. In questo scorcio di luglio, ci sono un gruppo di giovani di Sassari.

«I bambini ci aspettano – racconta Carla Pappalardo – con tanti di loro ci manteniamo in contatto, magari tramite i social, anche durante l’anno. E sono rapporti belli e autentici. Ricordo due bambine, piuttosto vivaci, che avevano avuto difficoltà scolastiche e qualche bocciatura. Con entusiasmo, ci hanno promesso che avrebbero “studiato” di più. Durante l’anno, abbiamo scritto loro e ci hanno risposto. A giugno, con gioia, ci hanno mandato le foto per mostrarci i loro risultati scolastici. Erano state promosse. Avevano mantenuto il loro impegno. Avevamo puntato a questo: cercare di aiutarle a credere di più in loro, a darsi degli obiettivi per la loro vita: è importante».

«Uno dei bambini – aggiunge Giovanni – partecipando ai giochi, rispondeva sempre con uno schiaffo o un pugno. Gli abbiamo chiesto perché lo facesse. Ci ha risposto: “Papà picchia sempre la mamma e poi picchia anche me. Ci dà le legnate”. Tanti di loro sono molto irruenti, sembrano violenti. Questi bambini, spesso, non sanno canalizzare i loro affetti, nei modi in cui ci aspetteremmo. Lo manifestano con il contatto fisico, con le mani».

L’esperienza dei “Giovani per un Mondo Unito” quest’anno incontra quella della Gi.Fra. Una sinergia nata quasi per caso e sperimentata sul campo. «Abbiamo conosciuto i giovani del Movimento dei Focolari – racconta Paola Formisano – a marzo, quando si sono recati in una scuola per presentare il loro progetto. Ci siamo incontrati ed è nata subito l’intesa. Noi viviamo in questo quartiere e, nella parrocchia, organizziamo delle attività per loro, come il Grest. Quest’anno, continueremo l’esperienza con il “Campus”. È molto bella questa sinergia, questa possibilità di incrociare l’uno l’esperienza dell’altro. E di unire le forze».

Melina Morana è una veterana del “Campus”: come Giovanni e Carla, ha vissuto tutte le tappe precedenti: «Quest’esperienza – spiega – ci aiuta a “vedere oltre”, a guardare oltre noi stessi ed i giudizi a volte basati solo sull’apparenza. Quando parliamo di periferie, vengono fuori subito degli stereotipi, dei pregiudizi. Guardiamo a questa realtà attraverso questa lente. Noi siamo andati a Siracusa, per capire veramente quello che la periferia è, con le sue cose belle e anche quelle più brutte. Per guardare in faccia la realtà. Mentre vivi il Campus, dentro di te nasce la riflessione. Ripensi, in modo diverso, anche a ciò che vivi nella tua città. E tutto viene compreso in maniera diversa» .

Nasce anche la voglia di “raccontare le periferie”, di donare anche agli altri ciò che si è vissuto durante il “Campus”. Lo scorso anno, una piccola équipe di fotografi e filmaker si è sguinzagliata per la città per raccontare un’altra Siracusa: quella vista attraverso il “grandangolo” del Campus, con una visione diversa. Li guida una giovane regista, Clara Anicito. Anche lei è una delle “veterane” del Campus. E’ nato così il documentario “Siracusa: terra di bellezze e contraddizioni”. «È un documentario di 28 minuti – racconta Clara – nasce dalla voglia di far raccontare alle immagini l’esperienza del Siracusa Summer Campus alla sua terza edizione»

Come tutte le cose belle, non è stato programmato a tavolino. «Una notte ho avuto un’intuizione: raccontare, oltre all’esperienza estiva, la Sicilia, la mia terra splendida e maledetta, e ancor di più la città che ci ha ospitato, assolutamente emblematica per esprimere la ferita che molti luoghi vivono: una città spaccata in due, da una parte il centro storico pieno di turisti, e dall’altra una periferia dimenticata.
Realizzato in soli cinque giorni, il documentario non vuole essere una visione esatta della realtà, in quanto difficile da raccontare in così poco tempo, ma narrare quello che ragazzi da tutta Italia hanno visto e vissuto, e che soprattutto cercano di combattere. Vorrei esprimere con quelle immagini la speranza che solo insieme si possono cambiare le cose, ma anche lasciare quasi un amaro in bocca, per invogliare chiunque nella propria città a lottare per le sue ferite, le sue periferie, facendo scelte non assistenzialiste, ma radicali, politiche e profonde». Esperimento riuscito. Il documentario è stato presentato in alcune scuole, poi, il 3 giugno, durante la Mariapoli, a “Villa Mater Dei”. Poi è stato portato in alcune scuole. Durante il Campus 2017 sarà “donato” ufficialmente alla città. E’ un dono per Siracusa, ma è anche uno sprone, uno stimolo, per rilanciare l’impegno e la voglia di lottare per costruire una società migliore.

«Una frase cardine – conclude Clara – con cui mi piace riassumere tutto questo, è quella di una canzone usata come colonna sonora: “Tu ti lamenti, cchi tti lamenti, pigghia lu vastuni e tira fora li denti” (Tu ti lamenti, ma di cosa ti lamenti? Prendi il bastone e tira fuori i denti)». Un invito a smettere di lamentarsi e trovare il coraggio di cambiare le cose.

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